Gesù Lavoratore

Lo Spirito, che coltiva l’amore

ARTICOLI - 29 Maggio 2022

Nella consuetudine un po’ ripetitiva che abbiamo con la liturgia, dove i tempi ‘forti’ sono Avvento e Quaresima perché le festività più quotate sono Natale e Pasqua, ci dimentichiamo (colpevolmente o meno non si sa…) di accogliere il tempo di Pasqua come una grazia e un dono.
Il cammino verso Pentecoste viene fagocitato (absit iniuria verbi) dalle celebrazioni dei sacramenti, dal mese di maggio, dall’estate che incombe. La Pentecoste incombe come un evento quasi senza contenuto, relegando lo Spirito Santo (“che è Signore e dà la vita”, diciamo nel Credo) nel limbo delle immagini senza identità (e delle feste senza un dolce tipico).
A cosa ‘serve’ dunque lo Spirito Santo, a cui facciamo fatica a dare volto? A farci restare nell’amore che Gesù ci ha donato senza misura. E dunque è questo l’unico comandamento cui sottoporre la nostra libertà: essere assimilati al suo amore per mezzo dello Spirito, imparando giorno dopo giorno a fare dono di noi stessi senza la misura del buonsenso, della paura, del calcolo, del riscontro umano anche lecito. Se la misura dell’amore rimane il proprio «io», presto crolla. Se la misura dell’amore è il donarsi di Gesù sino all’estremo (??? ?????), allora si potrà veramente comprendere qual è il bene che l’altro mi sta chiedendo.
Lo Spirito coltiva con passione la terra del cuore e della mente di chi intuisce una diversa misura della propria umanità, in chi la riconosce visibile nel volto di Gesù, in chi si mette sulla strada che già molti uomini e donne hanno imperfettamente percorso, con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze. E con tutta la gioia che solo Lui sa tirar fuori da noi.