Parrocchia Gesù Lavoratore

Pentecoste, per non temere più

Articoli - 31 maggio 2009

Il coraggio della propria scelta

Cinquanta giorni dopo la pasqua celebriamo la festa di Pentecoste e concludiamo, così, il tempo pasquale.
E', questa, la festa della Chiesa che non ha paura di dire la propria fede; è la festa degli uomini e delle donne, dei giovani e dei bambini che rendono ragione della propria speranza; è la festa di tutte le persone di buona volontà che tentano di conformare la loro vita con quella di Gesù. Oggi la Chiesa può respirare a pieni polmoni l'aria buona dello Spirito Santo che le da il coraggio di uscire allo scoperto e cominciare "a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi" (At 2,4) per riuscire a portare la testimonianza della propria fede a tutti

Ma cosa vuol dire questo esattamente? Nei testi del Concilio Vaticano II ce n'è uno che credo sia significativo, almeno per come inizia: "Le gioie e le speranze, le tristezze e le angoscie degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angoscie dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore.
La loro comunità, infatti, è composta di uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti.
Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia." Nulla nella vita della Chiesa esula nell'annuncio della salvezza e nessuna situazione è estranea all'uomo che ha incontrato Cristo. Ecco perchè la Pentecoste ci fa stare con gli occhi e le orecchie aperti; ci fa dire "mi interessa" la situazione nella quale mi trovo a vivere e me ne assumo la responsabilità; ci aiuta a non nasconderci dietro i turiboli carichi di incenso; ci costringere a vivere fuori, in mezzo alla gente profumata e a quella meno, a quella dotta e a quella meno; ci fa stare davanti agli uomini di potere come davanti al clandestino; ci fa incontrare la persona di nobile famiglia come il tossicodipendente... e tutto per dire con estrema franchezza che Dio non fa differenza di persone e che la vita delle persone - vicine e lontane, amiche e nemiche - è cosa che riguarda anche me.
Spesso ci sottraiamo da questo, perché chiede una scelta coraggiosa e faticosa che è quella di compromettersi, di non restare indifferenti, di lasciarci coinvolgere e a volte pagare di persona. La Pentecoste chiede a noi, senza mezzi termini o sconti, di essere umanità nuova che sa riconoscerei suoi pregi e difetti, ma che si impegna a posare i propri piedi la dove il Risorto ha lasciato traccia del suo passaggio.

Don Tonino Bello scrive: "Spirito di Pentecoste, ridestaci all'antico mandato di profeti, Dissigilla le nostre labbra, contratte dalla prudenze carnali. Introduci nelle nostre vene il rigetto per ogni compromesso. E donaci la nausea di lusingare i detentori del potere per trarne vantaggio. Trattienici dalle ambiguità. Facci la grazia del voltastomaco per i nostri peccati. Poni il tuo marchio di origine controllata sulle nostre testimonianze. E facci aborrire dalle parole, quando non trovano puntuale verifica nei fatti. Spalanca i cancelletti dei nostri cenacoli, [...] e in ogni uomo di buona volontà facci scorgere le orme del tuo passaggio".
A tutti auguro una Pentecoste così!

don Luca

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