Parrocchia Gesù Lavoratore

Il profeta: personaggio scomodo

Articoli - 29 gennaio 2012

Per una lettura nuova dell'oggi

Profezia e compimento della profezia. Questa potrebbe essere la spiegazione della prima lettura e del vangelo odierni. L’annuncio di un profeta che il “tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli” al quale dare ascolto viene a compiersi nel vangelo quando Gesù, con la potenza di Dio, libera l’uomo posseduto.
Il profeta è, dunque, una persona che parla per conto di Dio, che aiuta a leggere l'oggi della nostra vita con gli occhi di Dio, che ci aiuta a incontrare le persone usando la stessa misericordia di Dio, misericordia che a volte fa essere duri e intransigenti perché vuoi portare a salvezza tutte le persone. Il profeta è colui che si appassiona della vita, che sta dentro la vita, dentro “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi” (Gaudium et spes n°1) è colui che accetta di buon grado la sfida educativa divenendo riferimento per un popolo, per una comunità e tenta tutte le strade per far si che il popolo a cui appartiene proceda unito, e che la comunione al suo interno cresca. Egli è colui che non conosce la parola indifferenza, disimpegno, lotta...
Che ne è del nostro essere profeti? Ricordo mai che io, in forza del battesimo, sono profeta?
Talvolta ho come l'impressione che nella nostra comunità si viaggi più per interessi di parte che per bene comune; che siano più importanti le cose che rischiano di dividerci che quelle buone per unirci. Vedo famiglie allo sbando, sento tutta la fatica che i genitori fanno per educare, gente che pensa solo a ciò di cui il singolo ha bisogno, la disaffezione per la scuola…
Dobbiamo scappare dal rischio del solo apparire, la logica del vangelo è che da dentro l'uomo esce il bene o il male. Mi auguro che nessuno sogni una comunità di belle scatole vuote…
Faccio molta fatica talvolta a vedere l'amore verso questa comunità da parte di tante persone, faccio fatica a percepire come la gente di questa parte di Marghera ami questa comunità perché la riconosce la sua famiglia.
Sono stanco - lo dico con chiarezza e onestà - di rincorrere capricci e personalismi da parte di gente adulta: se ci sono dei diritti che molti rivendicano da parte della parrocchia (o del parroco), dico che ci sono anche dei doveri che spesso vengono dimenticati. Comunità cristiana, parrocchia, patronato non sono sinonimi di supermercato, dove uno va, prende ciò che gli serve non curandosi di nulla. Comunità cristiana, parrocchia, patronato sono sinonimi di casa, famiglia, di qualcosa che mi sta a cuore... di amore.
Noi qui dobbiamo crescere in questo, dobbiamo essere profeti di misericordia perché solo così potremmo ricostruire quella casa tanto importante e fondamentale che è la società, la sapremo amare, sapremo prenderci le nostre responsabilità fino in fondo e sapremo dare un volto nuovo a questo mondo. Un volto più vicino possibile a quello del Padre Misericordioso.

don Luca

Top