Parrocchia Gesù Lavoratore

A un anno dal mio arrivo

Articoli - 18 ottobre 2009

Alcune piccole riflessioni su questo anno passato assieme

Domenica scorsa, come qualcuno ha fatto notare dopo la messa delle 10.30, era un anno esatto della mia presenza in mezzo a voi, un anno bello anche se non facile. L’eredità lasciatami dai fratelli Salesiani è grande, così come grande è la responsabilità che i miei superiori mi hanno dato.
Pensavo in questi giorni a come io ho vissuto quest’anno a partire da quello che ho lascato a Quarto d’Altino: le persone amiche che ho imparato a conoscere; i miei confratelli preti; le abitudini che avevo; l’organizzazione; lo stile; le fatiche...e mentre ripensavo mi tornava in mente una frase della mia insegnante di religione, posta come dedica in un libro che mi ha regalato il cui titolo era “L’Esodo”, che diceva ogni esodo comporta un cambiamento. La scoperta dell’acqua calda, per certi versi, ma credo sia importante tenerlo sempre presente perché questo vuol dire reimpostare tutto il modo di agire, di relazionarsi, mantenendo fisse le fondamenta su cui far poggiare la nuova casa e cioè la vita di fede detta, vissuta e testimoniata.
Ho fatto fatica (e la sto facendo anche adesso) ad entrare in questa nuova realtà, a cambiare alcuni miei comportamenti e abitudini, a lasciare la casa e la famiglia che hanno segnato in maniera forte i miei primi anni di ministero, ma questa è la strada che mi è stata posta davanti: “pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo” dice Pietro ed ho tutta intenzione di prendere sempre più sul serio queste parole imparando anche da voi ad essere pastore.
Ripercorrendo quest’anno - che per me è realmente volato - posso dire sinceramente che sono molto contento della comunità che ho trovato: è viva, disponibile, è una comunità che ama la sua storia e che ama i suoi luoghi. D’altro canto è anche una comunità segnata da pregiudizi, da contraddizioni, da ferite che dobbiamo assieme rimarginare. Il modo per fare questo credo ce lo suggerisca la recente Assemblea Ecclesiale ed è il saper rendere testimonianza della mia fede, di quella di ognuno di noi, senza vergogne o timidezze: testimone non è chi è perfetto, testimone è chi tenta con tutto sé stesso di seguire Gesù, di amarlo, di farlo amare, di amare così come Lui ha amato e ama me tutti i giorni. Su questo dobbiamo lavorare molto e gli orientamenti scelti nell'Assemblea Parrocchiale del 19 settembre ci possono aiutare molto perché ci aiuteranno a credere in quello che diciamo e facciamo. La parrocchia non può essere un pretesto per altro, ma deve aiutarci ad andare a quell'Essenziale che pur invisibile agli occhi diviene sempre più necessario alla vita quotidiana.
Credo siano due le piste sulle quali è necessario camminare ed entrambe ce le suggerisce san Paolo: la prima è un consiglio che da alla Chiesa di Roma quando dice amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda e questo vale sempre sia che facciamo le cose giuste che quando sbagliamo: la stima verso l’altro deve essere il presupposto da cui si parte, la condizione necessaria per incontrare l’altro, per cui la correzione non diventa giudizio né pettegolezzo, ma aiuto sincero nei confronti dell’altro che per me sempre è dono. Il secondo suggerimento Paolo ce lo dà quando, rivolgendosi sempre ai Romani, dice siate lieti nella speranza (e ricordiamoci che Paolo stava andando al martirio!) cioè imparate sempre ad avere fiducia in voi e negli altri, perché Dio ogni giorno, sia che facciamo giusto o sbagliato, ci rimane fedele. E se pensiamo di non essere in grado di fare qualcosa, nulla vieta che si impari, a tutte le età!
Allora GRAZIE a tutti per l’aiuto che mi state dando e portate pazienza se a volte posso sembrare “sfuggevole” ...cosa volete anche io ho i miei limiti e devo ancora imparare tanto.
Tutti inpegnamoci a pregare gli uni per gli altri per il bene di questa comunità che realmente ha in sé tante potenzialità che adagio, adagio devono essere coltivate, amate e poi vissute.

don Luca

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