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Notizie in breve

Pubblicato il 21 Novembre 2021 - Notizie in breve

Tarcisio Simion, resterai sempre nel cuore di quanti ti hanno voluto bene

Tarcisio Simion

Santa Messa del 16 novembre 2021, Omelia di don Vincenzo Simion.
“Un po’alla volta se ne vanno tutti quelli della nostra storia”….La storia era incominciata prima della guerra con la costruzione ,in piena campagna del Villaggio, poi chiamato Cà Emiliani. Povera gente, molti gli sfrattati, desiderosi di lavorare. C’era anche qualche casa privata e le zona dei contadini e la Colombara. Poi le scuole e l’arrivo delle suore con il popolato asilo. E don Armando con la canonica che era anche patronato. La chiesa? una porzione interna all’edificio dell’asilo. Poi il salone cinema-teatro, sempre pieno quando i giovani chiamavano tutti a raccolta con i loro teatri e le immancabili farse. Ci si trovava pure ai generi alimentari del villaggio e della Rana.
Anteriormente la gente per le funzioni religiose andava nella chiesetta della Rana, dove Tarcisio ha fatto la prima comunione. Gli abitanti erano radunati dapapà,” Angelo infermier”, considerato un po’ il medico. I laici prima dell’arrivo di don Armando facevano tutto: catechismo, preparazione alle prime comunioni, cresime, magari celebrate all’aperto, alle vaschette, il lavatoio pubblico. Più tardi qualcuno chiamerà, scherzosamente, Angelo, il primo parroco di Cà Emiliani. Senza prete i laici facevano tutto, tranne la messa: il prete arrivava dal di fuori. Al di là della Rana c’era pure una frequentata spiaggetta. Vita semplice nel villaggio, tutti si conoscevano. Durante la guerra, la malaria. Poi i bombardamenti. Molti dovettero sfollare. Tarcisio e i fratelli maggiori dagli zii a Mirano, i piccoli con mamma vicino ad Asolo. Giorgio e Luciano con altri ragazzi del Villaggio a Feltre, nell’Opera Don Guanella. Nel giorno di riposo papà con Natalina veniva a trovarci in bicicletta da Marghera.
Poi finita la guerra il ritorno alla vita. La parrocchia si fece popolosa arricchita dalla Chiesa a Gesù Lavoratore. Arrivarono anche i profughi giuliano-dalmati., presto integrati. Grande attività. Non c’era il cimitero e i morti si portavano a piedi a Malcontenta o a Chirignago, spesso con la carrozza trainata dal cavallo.
Poi quasi una desolazione. Demolito il Villaggio, poi anche le case dei profughi.
Poi il rifiorire con i salesiani un rifiorire di vita.
E la chiusura del Petrolchimico ed altre fabbriche. Quanti furono i prepensionati, fra essi Tarcisio che si dette da fare in parrocchia, con la squadretta di calcio dei ragazzi. Poi tutto giù. La parrocchia ridotta a pochi abitanti. Parte di essa era passata a Pio X di recente costruzione.
La bara di Tarcisio sembra raccontare desolazione.
Ma non è vero. 2000 anni fa un uomo assassinato era apparso ai suoi amici che la morte la avevano nel cuore”. Pace a voi”, aveva detto loro Gesù risorto. Ne avevano bisogno di pace. E Gesù è andato a prepararci un posto. “Chi si separerà dall’amore di Cristo ….. “né vita, né morte potrà mai separarci dall’Amore di Dio in Cristo”. Certamente l’amore verso Gesù lo ha sostenuto nella sua malattia. E, unito a questo, evidentemente l’amore per la famiglia e la voglia di essere accanto ai suoi cari.
E a noi pure Gesù dice: “Come il Padre …. Ora la chiesa chiama i laici a una grande responsabilità con l’indizione e inizio del Sinodo. I fedeli sono chiamati più di prima ad essere vivaci. Anche in questo periodo di smarrimento in cui tante cose sembrano crollare, e non solo per il COVID19, la chiesa tutti a fare ciascuno la propria parte. Ognuno di noi. In qualsiasi attività: Agendo da cristiani e dando idee ai preti. Tarcisio, come altri, dava il suo apporto nelsindacato, in parrocchia, nel consiglio di quartiere. Anche senza parlarne molto viveva Cristo e Cristo gli dava vita. Un salesiano missionario in questi giorni ha scritto ai figli, ha messo in rilievo l’importanza del contributo di tutti per la comunità. Siete tutti chiamati a rendere viva la chiesa nella nostra parrocchia.
Tutti, anche se poco, anche se solo da una carrozzina, con una preghiera. Nella chiesa è l’ora dei laici. La chiesa di Gesù Lavoratore, nonostante i pochi cristiani che vi abitano, è tenuta bene dai Sacerdoti di don Orione e dai volontari.
Arricchitela con la vita personale e la partecipazione.
Ricordo una cosa semplice. Papà Angelo nel testamento invitava figli aritrovarsi spesso dopo la sua morte…. La vecchia casa del nonno, diventata la casa di Tarcisio, ci ha visto riuniti tante volte. Poi ancora in quella casa mamma Lucia e papà Tarcisio ricordavano con il loro darsi da fare e la loro allegria, nel ricevere fratelli, nonno angelo a nonna Maria. Che gioia per Tarcisio e Lucia nel ricevere tutti assieme figli e nipotini dei quali erano orgogliosi.
Dal cielo i nostri cari, viventi in Cristo risorto, ricordiamo specialmente i vecchi abitanti della zona, ci invitano alle virtù semplici, quelle che si vivono in famiglia, umane rese più vive dal sottofondo cristiano che con cui le vogliamo vivere.