Santa Veronica da Binasco, Vergine
13 gennaio

Martirologio Romano:
A Milano, la beata Veronica Neuroni, da Binasco, vergine, la quale, entrata nel monastero di santa Marta, sotto la regola di sant'Agostino, raggiunse i vertici della contemplazione.

Binasco, Milano, 1445 - 13 gennaio 1497

Non sa né leggere né scrivere, e questo non sarebbe un guaio dato che analfabeti come lei sono la stragrande maggioranza dei suoi contemporanei. Per Nina, però, è un grosso handicap perché vuole farsi suora e per entrare in convento deve almeno saper leggere i salmi con le altre consorelle.
Giovanna Negroni, per tutti familiarmente Nina, nata nel 1445 a Binasco, in provincia di Milano, da umili contadini, a 18 anni va bussare alle porte di un monastero milanese, ma inspiegabilmente le chiudono la porta in faccia. Senza perdersi di coraggio passa al monastero agostiniano di Santa Marta, dove l'accolgono con tanta cordialità, ma dove le fanno anche capire che non possono accogliere una ragazza che non ha "neanche un briciolo di cultura". Difatti la rispediscono a casa, invitandola a pregare, a coltivare la sua vocazione, ma soprattutto ad imparare a leggere. Nina riprende la sua vita di sempre, sgobbando di giorno nei campi e sforzandosi alla sera di imparare qualcosa, anche se, senza una maestra, l'impresa è ardua e la ragazza non fa progressi.
E' la Madonna a toglierla d'impiccio: non insegnandole a leggere, ma rivelandole in tre punti la strada per arrivare a Dio: la purezza del cuore; la pazienza verso il prossimo, dei cui sbagli non bisogna scandalizzarsi, ma casomai comprenderli e scusarli; la quotidiana meditazione sulla passione di Gesù. Tre anni dopo l'accolgono in monastero anche se analfabeta come prima, le danno il nuovo nome di Veronica e le affidano gli incarichi più umili.
Tra la portineria, l'orto e il pollaio Veronica si destreggia benissimo, ma tutti notano anche un suo progressivo "specializzarsi" nelle cose di Dio, grazie ad un continuo allenamento di preghiere, digiuni, penitenze e soprattutto con ben stampato in cuore il programma che la Madonna le ha rivelato. Così, quando le affidano la questua e comincia scarpinare per le strade di Milano entrando di casa in casa a sollecitare la carità dei buoni per il suo monastero, comincia anche il suo vero apostolato, fatto di evangelizzazione, di consigli, di richiami, di ammonimenti.
Tutti la chiamano la "monaca santa" perché si accorgono che é in costante colloquio con Dio e la sua vita, pur vissuta con i piedi ben saldi quaggiù, è popolata di angeli e santi. La suora analfabeta, che legge nei cuori e scruta le coscienze, ha il coraggio di rinfacciare a Ludovico il Moro i suoi misfatti, e si fa anche ricevere da Papa Alessandro VI, per rimproverare la condotta non propriamente esemplare di quel Borgia assetato di potere e ricchezza che Veronica nonostante tutto continua a rispettare come successore di Pietro. Dopo aver vissuto una vita monacale "amando solo Maria Santissima, Gesù suo Figlio e gli uomini in Dio", Veronica si spegne il 13 gennaio 1497, poco più che cinquantenne.
Dicono che Papa Borgia, dopo la famosa udienza che lo aveva fatto impallidire, mentre Veronica usciva dalla sala avesse fatto alzare in piedi la sua corte, ordinando: "Rendete onore a questa donna perché è una santa" Nient'altro che un'anticipazione di ciò che fece Papa Leone X, che ad appena dieci anni dalla morte concedeva il culto privato e il titolo di beata all'umile e analfabeta Suor Veronica da Binasco.

Fonte/autore: Gianpiero Pettiti

Top