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Pubblicato il 30 Maggio 2021 - Articoli

Santissima Trinità

Un Dio che si nutre di relazione: con voi…fino alla fine del mondo. Anche quando noi non dovessimo essere con lui. A salvarci, infatti, non è anzitutto qualcuno che è per noi ma con noi. Un Dio che non ci ritiene stranieri ma familiari, addirittura figli.
Prima di andarsene Gesù dirà di aver compiuto tra noi tutto quanto ha visto fare dal Padre.
E cosa ha visto fare nella relazione tra Padre, Figlio e Spirito Santo se non il rispetto reciproco, una tenerezza da condividere, il rifiuto dello spirito di dominio, la pratica di un’accoglienza della diversità senza omologazione, l’uscita da una logica di autosufficienza per dare spazio all’altro?
Segnarsi nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo significa strappare i nostri giorni alla casualità e alla disperazione per riconoscere che anche allora qualcuno continua a offrire sé stesso per noi e a ridare fiducia.
Grande il compito che Gesù affida ai suoi. Creare occasioni dove la diversità sia riconosciuta e valorizzata proprio come nella Trinità. Non è un caso che non siamo battezzati nel nome di un Dio generico, ma nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Nel nome di una relazione che non viene mai meno.