Parrocchia Gesù Lavoratore

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1 novembre 2009

I santi e i defunti: le vie per la bella vita

La fede, la speranza e la letizia

Ricordo con affetto e simpatia i primi due giorni di novembre, quando, ancora da seminarista, si andava in Basilica di san Marco: solitamente c’era sempre qualcuno che compiva un passo importante verso il presbiterato: il lettorato, l'accolitato erano due appuntamenti fissi, due doni che noi seminaristi ricevevamo in questa strana atmosfera che univa la Chiesa terrestre a quella celeste nella cornice suggestiva e carica di fede e devozione della Basilica Marciana.
L’inno gregoriano "Placare Christe servulis" (che è una successione di invocazioni alle varie categorie di santi perché chiedano la Grazia della salvezza) con i suoi vocalizzi, il profumo dell’incenso, la lunga processione e l’emozione di chi sa che sta per ricevere un dono gratis, hanno segnato per tanti anni la mia vita e queste giornate. Ma poi la vita fuori della Basilica d’oro: le bancarelle, le castagne, quel primo vento freddo che penetra dentro i vestiti davano un senso tutto speciale a queste giornate. E certamente la visita al cimitero, nell'isola di san Michele, ci aiutava a fare memoria dei tanti benefattori e delle tante persone che avevano aiutato nella loro vita il seminario. Io poi avevo anche l’opportunità di andare a trovare i miei defunti - dato che sono tutti sepolti lì - e imparare a dire un grazie ancora più grande al Buon Dio.
Anche gli anni a Quarto d’Altino portavano segni importanti in queste giornate: le messe al cimitero, sempre affollate, sia con il sole che con la pioggia, erano l’occasione per vedere tante persone, per accompagnare familiari di persone a cui avevo celebrato il funerale a dire una preghiera sulla tomba, per scambiare un saluto con chi faticava a venire in chiesa, giovani e meno.
In questi due giorni ho sempre respirato l’aria buona della speranza: di questa, infatti, io credo parli la Liturgia della Parola sia della festa dei Santi sia della Commemorazione dei fedeli defunti.
“Beati...” ci viene detto da Gesù. Chi sono questi beati, o meglio come si diventa beati. Mi pare significativo ricordare quello che assieme ai giovani ci siamo detti lo scorso giovedì e cioè che questa speranza, la speranza certa nella felicità che Cristo dà a tutti a motivo del suo aver sconfitto il male una volta per sempre e averci fatti compartecipi della sua risurrezione, nasce dalla fede in una Parola, in una Persona che attraverso la curiosità mi spinge a compromettermi e a giocarmi tutto, a dare fede a quello che vedo e sento. Da qui, da questa fede, nasce la speranza come realtà posta a metà tra il passato (fatto talvolta di sofferenza) e il futuro (di cui non conosciamo nulla con certezza).
Questa speranza la vediamo realizzata nella vita dei santi, nella vita di persona che hanno saputo riconoscere, seguire e testimoniare la Bella Parola del Vangelo: questa Chiesa Celeste oggi in modo singolare viene in aiuto a noi, alla nostra Chiesa, alle nostre vite... è uno scambio tra persone arrivate e popolo in cammino, uno scambio gratis, basato sulla testimonianza, sul non vergognarsi di quello che si è e sulla capacità di chiedere aiuto per poter vivere nella letizia.
In questo ci vengono a sostegno i nostri cari defunti che ci hanno insegnato valori profondi, che ci hanno dato in qualunque caso il senso di vivere una vita che poggia su fondamenta stabili. Ecco perché non deve essere banalizzata con festicciole questo momento; perché stiamo celebrando la nostra vita ricordando i nostri morti; stiamo chiedendo loro aiuto e sostegno; stiamo guardando in alto perché la meta che ci è proposta è alta, grande è la santità.
E dentro la nostra vita, nei nostri limiti, nelle nostre infedeltà troviamo il segreto di tutto: la misericordia! Senza questa non c’è perdono vero, non c’è riconciliazione, accettazione, comprensione...
Credo che oggi dovremmo chiedere al Buon Dio un supplemento di aiuto per imparare a vivere nella letizia dei santi, nella beatitudine di chi sa che non possiamo bastare a noi stessi e che senza la preghiera - celebrata e vissuta - non si va da nessuna parte e tutto diventa insipido: i Santi, i nostri defunti ci siano di aiuto per poter essere pellegrini della speranza e non vagabondi senza una meta.
A tutti buona festa.

don Luca

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