Storia

Storia della chiesa

Il progetto per la costruzione della chiesa risale al lontano 1935 (copie dei disegni sono conservati nell'Archivio Storico del Comune di Venezia) ma, per ragioni economiche, verrà realizzato solo nel dopoguerra con il concorso di molti operai della vicina zona industriale.
La chiesa dedicata a "Gesù Divino Operaio di Nazareth" è stata consacrata e inaugurata nel 1954 alla presenza delle autorità civili e del Patriarca Angelo Giuseppe Roncalli.
La realizzazione del tempio è frutto dell'opera instancabile del sacerdote diocesano don Armando Berna, il quale ha dedicato la sua instancabile attività pastorale all'evangelizzazione nel mondo operaio di Porto Marghera.

La sua opera era tesa a dare dignità al mondo del lavoro con la valorizzazione dei principi cristiani e la costruzione della Chiesa rappresentava l'edificazione di un luogo di preghiera e di aggregazione dei lavoratori.
Prima del 1954 i servizi liturgici della zona venivano celebrati prima nella chiesetta di Forte Tron e poi nella sala della Scuola Materna "Regina Mundi", situata in Via Ca'Emiliani proprio all'inizio del "Villaggio", vicino al monumento ai caduti e all'antica canonica.
L'attività pastorale di Don Berna dagli anni trenta, proseguì fino al 1974, quando, a causa di una grave malattia, lasciò la guida della Parrocchia alla Piccola Comunità Salesiana.
Tre salesiani erano arrivati un paio di anni prima, esattamente l'otto dicembre 1972, e avevano preso alloggio in Via Fratelli Bandiera, in un appartamento al primo piano del condominio vicino alla trattoria Pesce.
La loro presenza nella zona di Ca' Emiliani era germogliata all'interno del mondo ecclesiale con i fermenti suscitati dal Concilio Vaticano secondo, in risposta ai rivolgimenti sociali e culturali degli ultimi anni sessanta.

La Congregazione Salesiana

Per la Congregazione Salesiana, tutte queste istanze erano confluite nel Capitolo Generale Speciale del 1971 e poi, a livello del Veneto centro-orientale, nel Capitolo Ispettoriale della primavera dell'anno successivo. Fu in questa sede che venne presa la decisione di aprire una Piccola Comunità a Marghera – Ca' Emiliani, conosciuta come zona con caratteristiche che richiedevano con urgenza una presenza salesiana che, d'altro canto, era chiesta pure dal Patriarca.
Nell'autunno del 1972 i tre salesiani iniziarono così a vivere nell'appartamento preso in affitto, lavorando in fabbrica, insegnando a scuola e aiutando in parrocchia, affiancando l'opera del parroco don Armando Berna.
Volevano essere una realtà, per condividere la situazione di vita, testimoniare i valori della fraternità evangelica e del servizio gratuito, e avviarsi insieme in un cammino di liberazione e di promozione umana integrale.
L'opera dei salesiani si concentrava particolarmente su tre campi:

- settore giovanile;
- condivisione con la realtà operaia;
- scelta dei più poveri.

Il rapporto con la parrocchia istituzionale era regolato da una convenzione tra Diocesi e Salesiani, controfirmata dal parroco e prevedeva l'impegno nella pastorale giovanile e altre forme di aiuto come: catechesi, canto e liturgia, formazione e animazione di gruppi vari.
Il 17 novembre 1974, il parroco Don Armando Berna, si ammalò gravemente e fu richiesto ai salesiani di supplirlo.
L'anno dopo, su richiesta del Patriarca e a seguito della decisione dell'Ispettore salesiano, i componenti della Piccola Comunità accettarono la responsabilità della gestione completa della Parrocchia. Don Ottavio Sabbadin divenne parroco di Gesù Lavoratore.
I componenti della comunità erano assai incerti e avrebbero preferito non assumersi tale compito, per poter continuare il servizio di testimonianza con maggior libertà e senza condizionamenti o limitazioni.

Nell'autunno del 1976, in una prima verifica, i tre salesiani definirono il senso della Comunità e del loro impegno comunitario come "un modo diverso di essere e di vivere, testimoniando meglio il vangelo di Cristo e servendo i fratelli più poveri e abbandonati, nella situazione storica di Ca' Emiliani, nello spirito salesiano e ribadendo i valori che sono alla base di questa visione:

- la fede;
- la vita di comunione e di dialogo;
- l'apertura, l'accoglienza, la disponibilità totale".

Sono gli anni in cui nascono le prime "Estate ragazzi", le prime "Colonie Diurne" che saranno sviluppate a Marghera e poi diffuse in tutto il territorio comunale. Nacque il Comitato di Zona che raccoglieva e motivava le richieste sociali degli abitanti di Ca'Emiliani. Sono gli anni di un intenso impegno sociale.
La comunità salesiana fino agli inizi degli anni ottanta era composta da un minimo di tre a un massimo di cinque sacerdoti, molto giovani,la cui età media era al di sotto dei quaranta anni.
Ad affiancare la presenza dei salesiani nella Parrocchia c'era anche una forte presenza delle Suore che operavano con dedizione in un raggio molto ampio di intervento.
Gli anni ottanta sono tempi di cambiamento: la sensibilità, lo stile, le modalità di una presenza nel territorio impongono un modo diverso di agire nei confronti della gente.
La crescita delle Istituzioni pubbliche come il Consiglio di Quartiere che interviene con sempre maggior competenza e risorse economiche e umane nel settore giovanile, porta la Piccola Comunità Salesiana a una visione e a una scelta più religiosa.

E' la fase di una nuova definizione della presenza dei salesiani in questa zona.
Mentre continua l'emorragia della popolazione cui si aggiunge la diminuzione di preti e suore presenti, la volontà di mantenere vivo (anche se in modo diverso) lo spirito salesiano ha portato a tante iniziative e a suscitare tante collaborazioni di laici sinceramente sensibili al benessere della zona e in particolare dei giovani.
I salesiani, in presenza di una popolazione parrocchiale di circa 2.000 persone, per lo più anziane, cominciano a porsi la domanda sul senso della loro presenza a Ca'Emiliani.
Tuttavia decidono non di defilarsi, ma di rilanciarla riprendendo certi "discorsi" del passato e in parte ponendo al Patriarca l'interrogativo di una loro ricollocazione all'interno del panorama ecclesiale locale.
Questa richiesta sta incrociando un processo di ristrutturazione e riorganizzazione delle parrocchie, appena avviato dal Patriarca (primavera 2007), con esiti e tempi assolutamente imprevedibili allo stato attuale.

don Narciso Belfiore, Marghera 2007