Settimanale parrocchiale
Saluto di don Luca nell'ultimo giorno di apostolato nella Comunità di Gesù Lavoratore
Cresce lungo il cammino il suo vigore, finché compare davanti a Dio in Sion. (Salmo 83)

Mi ha sempre fatto riflettere questo versetto del Salmo 83. Dice che mentre una persona cammina, compie dei gesti, vive la sua vita, diventa più forte, più vigorosa, forse anche più vera. Ma la cosa bella e fondamentale che ci viene comunicata è che arriva da qualche parte. Arriva a comparire davanti a Dio!
Questa è una cosa inaspettata per noi, una cosa della quale poco ne teniamo conto. Siamo attenti a guardare ciò che ci sta alle spalle, al cammino fatto, a come lo abbiamo fatto, a chi abbiamo incontrato, a quante energie abbiamo speso… cose giuste e doverose. Ma davanti a noi - ci dice il Salmo - davanti a me, c’è la strada che mi porta ad incontrare Dio. Sembra allora che ci venga fatto l’invito a guardare al futuro - a ciò che ci sta davanti - perché, ci viene detto, la fatica, la gioia, le cadute, le salite e le discese percorse ci hanno rinforzato dandoci la vera immagine di chi ciascuno di noi è.
Penso allora ai discepoli di Gesù quando, dopo la sua morte, si sono trovati da soli: quali sentimenti avrà suscitato nel loro cuore pregare questo versetto della Scrittura… “Come può crescere il nostro vigore - si saranno chiesti - se non abbiamo più il nostro Maestro che ci spiega nei fatti la Parola; senza il nostro amico che ci mostra la tenerezza da avere verso ogni uomo? Come può crescere il mio vigore se mi manca chi, questo vigore, l’ha sempre alimentato instancabilmente?”.
E poi, immagino, sono arrivate le prime difficoltà, le prima sconfitte... sono arrivate le croci, più o meno pesanti, che ciascuno di essi e l’intera comunità ha portato. Sono arrivate le prime piccole soddisfazioni, piccole come un granello di senape che, però, da vita ad un albero grande tanto che “ gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra” (Mc 4, 32) E lì, credo, questo versetto ha iniziato a prendere un senso nuovo, vero, profondo. E si saranno detti “Che bello! Ecco, quello che Gesù ci ha sempre detto adesso si realizza, con pazienza e là dove meno te lo aspetti!”. E avranno ringraziato il Buon Dio nella preghiera, avranno forse riconosciuto la loro testa dura invocando la misericordia di Dio per ciascuno di loro e avranno fatto festa.
Per me è arrivato il momento di pregare questo versetto e capire come il mio percorso assieme a voi, in questa nostra amata comunità, è stato compiuto. Ma è anche il momento di sapere guardare avanti, non senza timori. Dunque, è tempo di bilanci.
Nove anni fa arrivavo in questa parrocchia. Sono arrivato con l’entusiasmo e l’incoscienza di chi pensava di potersela cavare facilmente in ogni situazione, di chi aveva fatto esperienza per sette anni da vice-parroco in una realtà totalmente differente da questa. Arrivavo qui e prendevo l’eredità lasciatami dai confratelli salesiani. Arrivavo qui in questo quartiere segnato da ferite e opportunità uniche in tutta la nostra diocesi.
In questi nove anni ho incontrato persone, situazioni, gioie e fatiche che mi hanno fatto soffrire e gioire, piangere e ridere, che mi hanno dato preoccupazione e serenità.
Ho tentato di fare del mio meglio per far “crescere il mio vigore” ma non sempre ci sono riuscito. Questo - anche se difficilmente lo dò a vedere - ha accresciuto molto il mio amore e il mio rispetto per questa comunità che per tutti questi anni è stata la mia famiglia.
Spesso mi sono chiesto come poter testimoniare al meglio il mio essere prete, il mio essere di Cristo. Spesso mi sono chiesto se realmente io ero la persona giusta nel posto giusto. Ci sono stati momenti di incomprensione con alcuni di voi, altri momenti di grande gioia.
Siamo cresciuti assieme nella fede e questa fede ci ha aiutato a rispettarci, a sostenerci e a perdonarci: questi sono doni che io ho sentito forti da parte vostra nei miei confronti.
Assieme abbiamo vissuto più di una volta i giorni faticosi ma ricchi di entusiasmo della “Festa del 1 maggio”; sempre assieme ci siamo ritrovati a pregare il nostro patrono San Girolamo Emiliani; abbiamo visto crescere i nostri bambini nel catechismo, poi nei GrEst fino a vederli, giovanissimi e giovani, impegnarsi in parrocchia. Abbiamo dato vita a iniziative per vivacizzare il nostro quartiere o semplicemente occasioni per stare assieme. Più di una volta ci siamo confrontati su quali obiettivi individuare per il cammino comune verso il bello, quel bello che Gesù ci ha donato con la sua risurrezione...
Ecco perché adesso ho nel cuore di dirvi due cose piccole come il granello di senape, ma grandi per il loro contenuto.
Voglio anzitutto chiedere scusa a tutti voi. Vi chiedo scusa per i tanti e a volte pesanti sbagli che ho fatto in questi anni. Vi chiedo scusa per le mie durezze. Scusatemi per tutte quelle cose che avrei potuto (e dovuto) fare e non sono stato in grado di realizzare. Vi chiedo scusa per non aver ascoltato chi nei fatti mi ha sempre manifestato il suo affetto e la sua vicinanza.
Voglio, poi, dirvi un sincero e luminoso grazie. Grazie perché in voi ho trovato persone appassionate delle proprie radici. Grazie per le tante testimonianze di carità - per lo più vissute nel nascondimento - che mi hanno fatto tanto bene. Grazie per la disponibilità a mettersi al servizio della comunità. Grazie per la testimonianza che mi avete dato di rispetto, lavoro, cura di tutto ciò che è dalla parrocchia e del nostro bistrattato territorio. Grazie per l’amore nei confronti di questa chiesa nella quale abbiamo professato la nostra fede, abbiamo incontrato la misericordia del Signore e abbiamo accompagnando fratelli e sorelle nei momenti più importanti della loro vita. Grazie perché mai mi avete lasciato da solo. Tutto questo è vivere da uomini e donne, è vivere da bambini e giovani in cammino con il Risorto.
Una cosa sola - se posso permettermi - voglio tornare a dirvi perché servirà a voi e a me: impariamo a far vivere nelle nostre vite il perdono. Esso è il collante che solo può farci stare uniti, farci apprezzare, farci - come direbbe san Paolo - stimare a vicenda (Rm 12, 10). Troveremo sempre chi è più bravo, intelligente, preparato di noi. Ma “mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte” (2 Cor 12, 9-10). Sapere tante cose è nulla se poi la carità mi manca.
Allora, sotto la protezione forte e discreta di Maria, vi auguro davvero ogni benedizione e tanta pace sotto la sapiente guida di don Giuseppe al quale dovrete volere ancora più bene di quanto dato a me: guidare due parrocchie non è certo cosa facile.
La mia preghiera per voi certo non mancherà e con tanta umiltà chiedo a voi di pregare per me.
Dio vi benedica e vi custodisca. Faccia risplendere il suo volto su tutti voi e vi doni la sua pace.
Carissimi, buona strada.

don Luca