Settimanale parrocchiale
Il masso del sepolcro e la mano di Adamo
Dio: ostinatamente innamorato di noi

Non è facile scrivere un messaggio per le festività pasquali. Si rischia di cadere nella retorica, nello scontato. Si rischia di annacquare la grandiosità del momento che si sta celebrando con parole che - a guardar bene - risultano superflue.
Allora mi lascio provocare da due immagini che la Parola di Dio ci offre: una è quella grande pietra che chiudeva il sepolcro, l'altra è Gesù che scende nelle profondità della terra per prendere la mano di Adamo che raffigura tutti gli uomini.
Quel grosso masso che chiudeva il sepolcro era la preoccupazione delle donne che, di buon mattino, stavano andando al sepolcro per onorare il corpo di Gesù. «Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?» (Mc 16,3) si chiedevano mentre percorrevano la strada con il cuore gonfio di dolore per aver perso il Maestro ma carico di amore perché, forse per l'ultima volta, lo avrebbero rivisto. Quel masso era l'ostacolo tra loro e il corpo di Gesù, tra le loro storie di vita e la Vita che era stata uccisa. Quel masso divideva le persone che si amavano.
Penso che dovremmo anche noi chiederci chi può aiutarci a rotolare via i massi che ci impediscono di stare assieme; quei massi che ci impediscono di incontrarci, di conoscerci; chi rotolerà via quei massi che non ci permettono di accoglierci per quello che siamo ma ci costringono ad indossare maschere che rovinano il capolavoro di Dio che è ciascuno di noi; chi rotolerà via per noi i massi del menefreghismo nei confronti di quella o di quell'altra persona; chi ci aiuterà a spostare i massi che ci impediscono di perdonarci e di imparare a volerci bene; chi rotolerà via quei massi che non ci permettono di respirare l'aria di una fratellanza che si fonda sul sacrificio di Gesù, morto per tutti; chi ci aiuterà a eliminare quei massi che non ci rendono abili ad accoglierci sempre e comunque, ma ci spingono ad etichettarci, come la società vuole che facciamo. Quei massi che dividono le persone si chiamano egoismo, individualismo, opportunismo, voglia di primeggiare, apparenza...
La Pasqua di Gesù è un passaggio, un cambiamento che anzitutto deve partire dal nostro cuore, dalle viscere delle nostre persone. E questo cambiamento sarà avvenuto solo quando avremo il coraggio di non vergognarci gli uni degli altri, quando ci riconosceremo realmente fratelli e sorelle, quando smetteremo di giudicarci e di puntarci il dito per accusarci. La Pasqua di Gesù, potremmo dire, è la festa dei massi spostati: questo ci rende persone nuove, libere, persone capaci di amare!
E questo amore, perché sia vero, porta in sé il sacrificio: Gesù - ed è la seconda immagine - scende nel profondo per prendere per mano Adamo, per non abbandonare il primo uomo in balia di sé stesso, per dirgli che c'è sempre una possibilità di riscatto perché Dio ci ama al di là di tutto.
Siamo capaci noi di tanto amore? Siamo capaci di sacrificare qualcosa di mio per darlo agli altri? La Chiesa - cioè ciascuno di noi, se realmente vuole stare con il Signore, se realmente vuole essere discepola di Gesù - questo deve imparare, questo deve essere. Sporcarci le mani con la vita di chi mi sta accanto; appassionarsi dell'umanità ferita, fragile, imperfetta ma preziosa perché lì trovo Gesù che mi si fa mio prossimo; impegnarsi perché il bello non resti solo una categoria estetica, ma saperlo riconoscere anche là dove si fa fatica a scorgerlo, perché c'è! «Non guardare al suo aspetto. L'uomo guarda l'apparenza, [...] il Signore guarda il cuore». (1Sam 16, 7) Dobbiamo allenare il nostro sguardo a vedere i cuore di chi il Signore mi pone accanto: comprensione, pazienza, sostegno, aiuto sono tratti distintivi che Dio usa per me - perché sempre lui si ostina a scommettere su di me! - e questo, forse, lo dovremmo fare tra di noi più spesso.
Questi auguri di Pasqua vogliono essere un incentivo, partendo da me, a saperci guardare e considerare in modo diverso, senza paure, pregiudizi; senza catalogare nessuno. Gesù è stato catalogato come peccatore e vedete quale regalo ci fa.
La risurrezione, vivere da risorti è qualcosa che vale per me. Adesso.
Aiutiamoci tutti a cambiare questo mondo ponendo piccoli segni di risurrezione, senza vergogna. Allora, forse, questa Pasqua sarà meno scontata e Dio sarà meno anonimo.
A tutti voi grazie per quello che fate per questa comunità, e buona Pasqua!

don Luca