Settimanale parrocchiale
Il comandamento dell'amore sincero e misericordioso
La quinta domenica di Pasqua

La quinta domenica del tempo di Pasqua con il testo del Vangelo ci riporta all'ultima cena di Gesù nel cenacolo di Gerusalemme. Cena che Egli consuma con i suoi discepoli, prima di andare al patibolo della croce, tradito da Giuda e successivamente, durante il processo, il viaggio al Calvario e la morte in croce, abbandonato da tutti.
Lui il Dio fedele che va incontro alla morte di croce per noi e che vive il comandamento dell'amore fino in fondo, esplicitandolo la misericordia che manifesta nel momento della morte, chiedendo perdono a Dio Padre per i nostri peccati, è l'esempio di come vivere il comandamento dell'amore misericordioso, non solo in quest'anno giubilare della misericordia, ma per tutto il resto della nostra vita e della nostra esistenza cristiana. Il messaggio che ci viene da questo unico, vero e certo Salvatore dell'uomo e del mondo è chiaro e non ammette fraintesi: "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri".
L'amore è il cuore del messaggio cristiano. Un amore che ha un chiaro riferimento a quanto Gesù ha fatto per noi. Amatevi come io vi ho amato, ripete in quella notte del giovedì santo, a conclusione della cena pasquale, mentre Giuda è uscito da quel luogo di amore e di dedizione e donazione, per portare a compimento il suo progetto di odio e di distruzione verso se stesso, verso gli altri e verso Dio. Chi vive nell'odio non può essere vicino a Dio, non può stare insieme ai fratelli della fede, non fa' chiesa, né aiuta la chiesa a costituirsi come famiglia di Dio, che vive di amore e nell'amore.
Gesù che, alla vigilia della sua passione e morte in croce, raccomanda ai suoi discepoli di amarsi ci porta nel cuore e al centro di tutto il messaggio cristiano, che è messaggio di amore e di riconciliazione per tutti. L'amore è stare con il Signore, sempre, in questo mondo e nell'eternità. L'amore porta ad una vita terrena ed eterna di felicità. Senza questo amore, l'uomo rimane solo con se stesso, nelle tenebre dell'errore e del peccato, come Giuda che tradisce il Signore per la sete di denaro e di prestigio economico. L'amore è donazione, è servizio, è distaccato da tutto ciò che idolatria e possesso smodato di cose che non possono dare felicità, perché effimere e senza energia rigeneratrice di grazia e misericordia.
Ecco perché che l'apostolo Giovanni, nella visione delle ultime cose, di cui ha percezione spirituale nelle visioni di cui ci racconta nel Libro dell'Apocalisse, scrive righe stupende di piena felicità e gioia che si potrà assaporare nel mondo che verrà.
Ecco essere missionari dell'amore misericordioso di Dio verso questa umanità, come, al suo tempo fecero Paolo e Barnaba dei loro viaggi missionari, contrassegnati da tanti difficoltà e contrasti, di fronte ai quali i due apostoli non fecero marcia indietro, ma andarono avanti per la loro strada, come si legge nel brano degli Atti degli apostoli di questa quinta domenica del tempo di Pasqua che tanto ci fa riflettere sulla meta ultima del nostro pellegrinaggio terreno. Leggiamo, infatti, nel brano di oggi di questo impegno missionario di Paolo e Barbara a largo raggio, che seguono la voce di Dio nel lor intimo e si fanno messaggeri di pace, nel nome di quel Cristo, risorto dai morti, che ci ha ridonato la vita e nel quale dobbiamo aver fiducia e sperare sempre.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di simili missionari che, di fronte a qualsiasi ostacolo, non indietreggiano e non apportino motivazioni fasulle per non operare bene nel nome del Signore. Chi agisce così è un fariseo e come tale vivrà la sua dimensione cristiana, da estraneo e non da protagonista su uno scenario do vita che usa il linguaggio della risurrezione e del riscatto e non della morte e dell'abbandono più totale che non serve a nessuno, tanto meno a quei cristiani, seriamente intenzionati a riscattarsi dal grigiore della vita con uno sprazzo di luce e santità, che solo Cristo può donare ad una pecorella smarrita, che ritorna all'ovile e vi ritorna con la consapevolezza che la vita va comunque vissuta, in quanto un dono di Dio e va conservata per non offendere la provvidenza, la giustizia e la sapienza divina. Sia questa la nostra umile preghiera nel giorno di festa e di riposo: O Dio, che nel Cristo tuo Figlio rinnovi gli uomini e le cose, fa' che accogliamo come statuto della nostra vita il comandamento della carità, per amare te e i fratelli come tu ci ami, e così manifestare al mondo la forza rinnovatrice del tuo Spirito. Amen.

don Luca