Settimanale parrocchiale
Un Dio che sa attendere
Il commento al vangelo della IV domenica - La presunta libertà e l’obbedienza formale

Tutta la parabola si impernia intorno a quest'uomo che fin da subito si rivela Padre di misericordia. I due figli non sono protagonisti ma sono segno dell'atteggiamento costante dell'uomo che provoca l'amore del Padre, fa scaturire una Misericordia senza limiti che si fa incontro a ciascuno. Infatti il Padre all'uno gli corse incontro e uscì per l'altro, per ciascuno ha una parola e un atteggiamento che fa trasparire il suo cuore. Gli atteggiamenti dei figli, invece sono diametralmente opposti, sembra non volersi incontrare; ambedue tornano: Il figlio minore è tornato dalla miseria e dalla disperazione dopo aver toccato il fondo della dignità umana, il maggiore torna dai campi, dalla assiduità dell'impegno, dalla responsabilità del lavoro. Il primo ha sperimentato la schiavitù da una presunta libertà, il secondo è rimasto schiavo dell'obbedienza formale. C'è chi ha sete di libertà e ingurgita di tutto senza rendersi conto che la vera libertà non consiste nel fare quello che si vuole ma soltanto quello che ci permette di mantenerci liberi. Nel nome della libertà si accampano diritti come quella parte di patrimonio che mi spetta. Si soffoca la libertà proprio in nome di essa. Di contro c'è chi è ligio alle regole da diventarne succube, incapace di vedere la libertà che già possedeva. L'uno e l'altro sono diventati schiavi di se stessi, di una libertà gettata via o di una libertà mai capita. Il figlio minore decide di tornare dal "padre" e di mettersi nelle sue mani anche come garzone, l'altro torna a "casa" ma la sua diffidenza nei confronti del padre è così preconcetta che, insospettito, cerca informazioni e non entra. Questi due ritorni sono "paralleli" proprio perché sembrano non volersi incontrare. Centro della parabola è la figura del Padre, totalmente diverso da come appare agli occhi dei due figli. Se pur in modo diverso i due figli hanno l'impressione che il padre tarpi loro le ali, non si sentono liberi, controllati, trattati ingiustamente, privati delle risorse: non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Dunque appare un padre rigido, lontano dalle aspirazioni dei figli tanto che uno scappa lontano, l'altro si rifugia nella sottomissione: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando". La parabola invece ci racconta di un Padre lontano dai preconcetti dei figli, premuroso, che tiene aperta la sua casa a chi torna, che corre incontro, abbraccia, ridona dignità, va oltre la posizione di ciascuno, ascolta il loro cuore ed ha misericordia. Un Padre generoso che ascolta uno e spartisce anzitempo i suoi beni con i figli, che ascolta l'altro e afferma: tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo. Un Padre che ha voglia di fare festa, a cui piace la musica, la danza e la buona tavola.

don Luca