Settimanale parrocchiale
2015 l'anno terribile dei cristiani perseguitati
7.100 morti, 2.400 chiese distrutte. Maglia nera alla Nigeria

La persecuzione dei cristiani nel mondo nel 2015 è aumentata del 2,6 per cento. Secondo la World Watch List 2016 pubblicata oggi da Porte Aperte, l'anno scorso sono stati uccisi 7.100 cristiani rispetto ai 4.344 del 2014. Le chiese attaccate, invece, sono state oltre 2.400 contro le 1.062 del 2014.
I sei criteri. La WWList misura il grado di libertà dei cristiani nel vivere la loro fede in cinque sfere della vita quotidiana: nel privato, in famiglia, nella comunità in cui risiedono, nella chiesa che frequentano e nella vita pubblica del paese in cui vivono; a queste si aggiunge una sesta voce di analisi che serve a misurare l'eventuale grado di violenze che subiscono.
Nordcorea e Iraq. Il paese “dove la fede costa di più” secondo questi criteri, come recita il titolo del rapporto, è sempre la Corea del Nord, seguita quest'anno da Iraq, Eritrea, Afghanistan e Siria. Tra i primi dieci paesi al mondo dove la persecuzione è più grave ci sono anche Pakistan, Somalia, Sudan, Iran e Libia.
Il “primato” nigeriano. Anche se non rientra tra i primi dieci paesi persecutori, quello dove nel 2015 sono stati uccisi più cristiani è la Nigeria con 4.028 morti su un totale di 7.100: più di tutti gli altri messi insieme. Al secondo posto c'è il Centrafrica con 1.269 morti. Fino alla settima posizione troviamo altrettanti paesi africani: Ciad, Rd Congo, Kenya, Camerun e Libia. All'ottavo posto c'è il Pakistan (39 cristiani uccisi), al nono la Siria (33) e al decimo il Myanmar (13). L'Iraq si trova invece in 13° posizione con 10 morti.
L'estremismo islamico. Nonostante in Medio Oriente l'esodo di cristiani sia gravissimo e non comparabile con quello che si è verificato in altre parti del mondo, l'Africa resta il continente dove i cristiani rischiano più la vita. Ancora una volta, l'estremismo islamico costituisce la fonte principale di persecuzione anticristiana, seguito da nazionalismo religioso (come in India) o paranoia dittatoriale (come in Eritrea o Corea del Nord).

Fonte: www.tempi.it