Settimanale parrocchiale
Auguri scomodi per un vero Natale
La festa del Natale: Dio incontra la povertà

Dopo tanto cammino eccoci! Siamo giunti alla festa che per quattro settimane abbiamo preparato lasciandoci guidare dalle opere di misericordia, dalla preghiera. Abbiamo avuto la grazia di incontrare una testimone di fede e di semplicità come santa Bernardetta lo scorso 8 dicembre e abbiamo assistito all'inizio del Giubileo straordinario della Misericordia con l'apertura della Porta Santa a San Pietro - a Roma - e anche nella nostra Basilica di San Marco... tutti questi sono segni che ci rimandano a qualcosa di più grande, più profondo, più decisivo: Dio non è indifferente alla nostra storia. Anzi. Dio entra nella nostra storia perché vuole aiutarci a vedere una via migliore di tutte per impegnare la nostra vita e renderla bella, beata! È la via dell'amore, del dono di se, dell'essere costruttori di pace. Quanta fatica, però, per fare questo. Ecco, allora, che Dio in Gesù ci viene incontro, ci si fa compagni di strada, sostiene il nostro passo e ci mostra che fare questo è possibile a patto che si doni tutta la vita: già, si doni tutta la vita. Il dono non è qualcosa che si commercia, sembra dirci Gesù, il dono è qualcosa che va regalato gratis perché così lo si è ricevuto!
Quest'anno cerchiamo di regalarci la cosa più importante, più fondamentale, più bella: la pace! Cancelliamo rancori, risentimenti, preferenze. Regaliamoci la pace che rende bella la vita, buone le relazioni, rinnovato il mondo.
Ci sono degli auguri, "vecchi" cronologicamente ma più che contemporanei nel contenuto, che un grande vescovo aveva fatto alla sua Chiesa che, credo, possano esserci di aiuto. Leggiamoli. Meditiamoli. Cambiamo modo di essere.
"Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi "Buon Natale" senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l'idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l'ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate. Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l'inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa. Giuseppe, che nell'affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l'aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame. I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell'oscurità e la città dorme nell'indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere "una gran luce" dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell'edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative. I pastori che vegliano nella notte, "facendo la guardia al gregge ", e scrutano l'aurora, vi diano il senso della storia, l'ebbrezza delle attese, il gaudio dell'abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l'unico modo per morire ricchi. Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza".

don Tonino Bello, vescovo

A tutti voi, carissimi, auguro un sano e santo Natale ringraziandovi per tutto quello che fate per la vita della nostra parrocchia. Il Buon Dio, sono sicuro, vi ricompenserà di tutto.
Auguri!

don Luca