Settimanale parrocchiale
«EFFATÀ», «APRITI!»
Gesù incontra il sordomuto: Ascoltare e proclamare per vivere da figli

II gesto di Gesù, narrato dal vangelo, si attualizza in un gesto compiuto nella Chiesa per l'iniziazione dei catecumeni. Nel rito del Battesimo, attualmente in vigore, il gesto dell'effeta è stato portato alla fine, tra i segni di conclusione e di augurio. Mentre tocca le orecchie e la bocca del battezzando, il celebrante dice: «II Signore Gesù, che fece udire i sordi e parlare i muti, ti conceda di ascoltare presto la sua parola e di professare la tua fede a lode e gloria di Dio Padre». Vi è qui un chiaro intento pastorale: far comprendere ai genitori e ai padrini che il bambino, che essi hanno fatto battezzare, dovrà essere «istruito» nella fede mediante l'ascolto della parola di Dio, ed essere educato alla espressione di questa fede nella preghiera e nella vita.
Ogni volta che la comunità si raduna per celebrare il mistero di Cristo, si mette prima di tutto in ascolto della sua Parola. È la parola di Dio che unita al gesto rituale rende presente e operante qui, per noi, il mistero di salvezza. Così quando nella liturgia la Parola annunzia la Pasqua, il lievito della risurrezione riempie la comunità di nuovo soffio creatore. Se proclama la discesa dello Spirito a Pentecoste, lo stesso fuoco che ha infiammato una volta centoventi persone prorompe nuovamente, a giudizio e salvezza del mondo. Non si insisterà mai abbastanza su questa efficacia della parola di Dio celebrata nella Chiesa: chi attenuasse questa sua forza attualizzatrice spezzerebbe l'unione tra Cristo e la Chiesa suo corpo. Ecco perché sant'Ignazio di Antiochia arriva a dire: «Mi affido al Vangelo come alla carne di Cristo» (Lettera ai Filadelfi 5,1). Aderendo al Vangelo con la fede, facciamo nostra, con trepidazione, la storia del Salvatore.
Parola e sacramento sono inscindibilmente connessi: la parola di Dio conduce al sacramento, e in esso si attua la sua efficacia nella pienezza maggiore. Questo incontro suscita e sostiene la vita del credente e alimenta la testimonianza generosa.
La Chiesa non può limitarsi a ripetere la parola di Dio, ma deve accoglierla sempre come nuova, attualizzandola nell'«oggi» delle situazioni e dei problemi reali. Sotto l'azione dello Spirito, è chiamata a rinnovare il presente in vista del futuro del regno dì Dio. Nella storia che tutti coinvolge (credenti e non credenti), l'annunzio della Parola deve apparire ad ognuno «come una risposta alle proprie domande, un allargamento ai propri valori, una soddisfazione alle proprie aspirazioni» (RdC 52).
In ogni fatto e in ogni impegno, per quanto modesto e occasionale, la Parola può incarnarsi e farsi lievito di trasformazione delle cose, nel senso voluto da Dio.

Fonte: www.maranatha.it