Settimanale parrocchiale
Perseveranza, fiducia e conversione
La celebrazione della festa del patrono

L'8 febbraio del 1537 moriva a Somasca Girolamo Emiliani, dopo aver passato una vita spesa a servizio dei più piccoli e degli indifesi. Per questo motivo la Chiesa lo proclama santo e patrono universale degli orfani e della gioventù abbandonata.
La sua vita di nobile veneziano viene stravolta quando, mentre con le truppe della Repubblica Veneta stava difendendo il castello di Quero dalla Lega dei Cambrai, è fatto prigioniero e dopo aver invocato la Madonna Grande di Treviso viene miracolosamente liberato: da quel momento inizia un cammino di conversione che lo porterà ad abbandonare la "vecchia" vita per iniziarne una nuova all'insegna della sequela a Cristo che si manifesterà nell'attenzione agli orfani e ai giovani.
Allora come oggi il nostro patrono ci insegna almeno tre cose importanti: egli dice che "il Signore nostro benedetto vi avverte che vuole accogliervi tra i suoi figli diletti, purché perseveriate nelle sue vie: così infatti si è comportato con i suoi amici e li ha resi santi" poi continua "[Dio] desidera vivamente che voi sempre più confidiate in lui e non in altri, perché, come ho detto, Dio non compie le sue opere in coloro che rifiutano di porre soltanto in lui tutta la loro fede e speranza" e conclude "Dio vi vuole provare come l'oro nel crogiuolo. Infatti le scorie dell'oro sono distrutte dal fuoco, ma l'oro buono rimane e aumenta di valore. Dio solleva [il servo buono] e di quelle cose che per suo amore ha abbandonato, gli darà il centuplo in questo mondo e la vita eterna nel futuro". La perseveranza, la fiducia e la conversione, dunque, sono le tre caratteristiche che egli individua come richieste che Dio fa a noi e attraverso queste noi - se le impariamo a vivere con gioia e pienezza - possiamo vivere la vita nella santità.
Tante volte ci siamo detti l'esigenza di rimettere Dio al centro della vita rinnovando le relazioni tra noi, facendo maggior attenzione a come usiamo il tempo, i soldi, i talenti datici. Tutto questo non solo per diventare buoni cittadini ma soprattutto per far si che la nostra vita abbia la capacità di splendere della luce del Risorto e perché Cristo non sia un'idea ma diventi sempre di più una persona che, una volta incontrata, sappia cambiarci.
Approfittiamo allora di questa occasione per riscoprirci mamme, papà, nonni, nonne, zii, educatori ai quali è stata data una missione che chiede di custodire e amare la vita altrui così come ciascuno cerca di fare con la propria. Teniamo da conto queste tre parole: perseveranza, fiducia e conversione e impariamo a viverle legandole sempre di più al Signore con la preghiera (magari fatta in famiglia, con tutta la famiglia!) e con la consapevolezza dei nostri errori impariamo l'arte del perdono che rende la vita libera e serena e ci fa capaci di grandi slanci di sostegno reciproco e di solidarietà sincera.
Fratelli e sorelle carissimi, nessuno - e dico nessuno - è escluso dall'amore del Buon Dio. Allora non lasciamo che Dio risulti anonimo, muto; non facciamo diventare Dio un'idea; non chiudiamolo dentro un'ora sola di un solo giorno della settimana. Facciamo in modo che nelle nostre case si respiri la freschezza e la novità che è Dio per essere più mamme, papà, nonni, nonne, zii ed educatori.
Dentro un contesto socioculturale complesso e faticoso ma ricco di possibilità com'è quello nel quale viviamo, il nostro patrono risplende come un faro e ci insegna che l'arte di educare è cosa che prima di tutto chiede all'educatore di essere da esempio attraverso la sua vita: i talenti così come gli errori sono i sentieri che vanno percorsi, accettati e compresi per essere "inadeguati" rispetto al pensiero dominante. Noi ci impegniamo a portare Dio al prossimo, e questo vuol dire da
una parte scegliere di compromettere la vita per rendere migliore la persona, dall'altra dare un volto, una storia a Dio che preghiamo e celebriamo che ci chiede di amare fino a donare tutto se stesso.
Spero veramente di vedervi nelle occasioni che troverete segnate nella locandina della festa, perché questo vorrà dire anzitutto riconoscere il bisogno di avere Dio come amico, poi un'assunzione di impegno da parte di tutti e la volontà di condividere un po' del nostro tempo assieme.
Buona festa di San Girolamo a tutti!

don Luca