Settimanale parrocchiale
Verso un mondo migliore
La Giornata del migrante e del rifugiato - Le parole di papa Francesco

Ben ritrovati!
Dopo il lungo ed intenso tempo del Natale, nel quale abbiamo celebrato l'incarnazione del Signore, siamo tornati a vivere quello che la Chiesa chiama il tempo ordinario cioè il tempo in cui possiamo testimoniare la fede in modo ordinario, appunto. Non è uno sminuire né il tempo che stiamo vivendo, né la fede che celebriamo ed annunciamo. Anzi! Aver celebrato i mistero dell'incarnazione deve essere per tutti noi motivo di rinnovato slancio per annunciare realmente Dio presente ed operante in mezzo a noi!
Un Dio che si è fatto nostro fratello, amico; un Dio che non si è sottratto alle sofferenze di tutti noi; un Dio che ha accettato di “impastare” la sua vita con quella più fragile e comune di tutti noi... questo Dio noi tutto oggi - nel nostro ordinario - siamo chiamati ad annunciare.
E quasi per non lasciare la nostra coscienza in pausa, papa Francesco nel suo messaggio per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato che celebriamo proprio oggi ci consegna un titolo impegnativo: Migranti e rifugiati: verso un mondo migliore.
Un segno dei tempi moderni, dice il papa, è il fenomeno della mobilità. Egli scrive che “se da una parte, infatti, le migrazioni denunciano spesso carenze e lacune degli Stati e della Comunità internazionale, dall'altra rivelano anche l'aspirazione dell'umanità a vivere l'unità nel rispetto delle differenze, l'accoglienza e l'ospitalità che permettano l'equa condivisione dei beni della terra, la tutela e la promozione della dignità e della centralità di ogni essere umano. Dal punto di vista cristiano, anche nei fenomeni migratori, come in altre realtà umane, si verifica la tensione tra la bellezza della creazione, segnata dalla Grazia e dalla Redenzione, e il mistero del peccato. Alla solidarietà e all'accoglienza, ai gesti fraterni e di comprensione, si contrappongono il rifiuto, la discriminazione, i traffici dello sfruttamento, del dolore e della morte. A destare preoccupazione sono soprattutto le situazioni in cui la migrazione non è solo forzata, ma addirittura realizzata attraverso varie modalità di tratta delle persone e di riduzione in schiavitù. Il “lavoro schiavo” oggi è moneta corrente!”
Il papa continua ponendosi una domanda importante: “Che cosa comporta la creazione di un “mondo migliore”? Questa espressione non allude ingenuamente a concezioni astratte o a realtà irraggiungibili, ma orienta piuttosto alla ricerca di uno sviluppo autentico e integrale, a operare perché vi siano condizioni di vita dignitose per tutti, perché trovino giuste risposte le esigenze delle persone e delle famiglie, perché sia rispettata, custodita e coltivata la creazione che Dio ci ha donato.” e prosegue ricordando che “il nostro cuore desidera un “di più” che non è semplicemente un conoscere di più o un avere di più, ma è soprattutto un essere di più. Non si può ridurre lo sviluppo alla mera crescita economica, conseguita, spesso, senza guardare alle persone più deboli e indifese. Il mondo può migliorare soltanto se l'attenzione primaria è rivolta alla persona, se la promozione della persona è integrale, in tutte le sue dimensioni, inclusa quella spirituale; se non viene trascurato nessuno, compresi i poveri, i malati, i carcerati, i bisognosi, i forestieri (cfr Mt 25,31-46); se si è capaci di passare da una cultura dello scarto ad una cultura dell'incontro e dell'accoglienza. Migranti e rifugiati non sono pedine sullo scacchiere dell'umanità. Si tratta di bambini, donne e uomini che abbandonano o sono costretti ad abbandonare le loro case per varie ragioni, che condividono lo stesso desiderio legittimo di conoscere, di avere, ma soprattutto di essere di più. ”
Ci sono tre importanti sottolineature che papa Francesco pone alla nostra attenzione rispetto alla migrazione o alla richiesta di rifugiato politico: creare migliori condizioni economiche e sociali in patria, di modo che l'emigrazione non sia l'unica opzione per chi cerca pace, giustizia, sicurezza e pieno rispetto della dignità umana. Creare opportunità di lavoro nelle economie locali, eviterà inoltre la separazione delle famiglie e garantirà condizioni di stabilità e di serenità ai singoli e alle collettività. Il superamento di pregiudizi e precomprensioni nel considerare le migrazioni. Non di rado, infatti, l'arrivo di migranti, profughi, richiedenti asilo e rifugiati suscita nelle popolazioni locali sospetti e ostilità. Nasce la paura che si producano sconvolgimenti nella sicurezza sociale, che si corra il rischio di perdere identità e cultura, che si alimenti la concorrenza sul mercato del lavoro o, addirittura, che si introducano nuovi fattori di criminalità.”
Un'ultima sferzata la riserva a tutti noi, Chiesa del Signore, quando dice “La Chiesa, rispondendo al mandato di Cristo “Andate e fate discepoli tutti i popoli”, è chiamata ad essere il Popolo di Dio che abbraccia tutti i popoli, e porta a tutti i popoli l'annuncio del Vangelo, poiché nel volto di ogni persona è impresso il volto di Cristo! […] Si tratta, allora, di vedere noi per primi e di aiutare gli altri a vedere nel migrante e nel rifugiato non solo un problema da affrontare, ma un fratello e una sorella da accogliere, rispettare e amare, un'occasione che la Provvidenza ci offre per contribuire alla costruzione di una società più giusta, una democrazia più compiuta, un Paese più solidale, un mondo più fraterno e una comunità cristiana più aperta, secondo il Vangelo.
Sarà bene meditare a lungo e con uno sguardo di giustizia le parole del Papa, perché possono realmente aiutare anche noi a saper rivalutare il nostro quartiere e far nascere quei frutti di giustizia che, oggi più che mai, sono necessari per una convivenza pacifica.

don Luca