Settimanale parrocchiale
Giovanni Battista e la forza della verità
La III domenica di avvento - Per prepararci al Natale con gioia

La domanda che Giovanni Battista pone al Maestro per mezzo dei suoi discepoli: "Sei tu colui che deve venire?" (Mt 11,3), esprime i nostri sentimenti di attesa nella venuta del Signore. Il profeta Giovanni, infatti, ci insegna a non aver timore dei nostri interrogativi e, soprattutto, a non temere che i dubbi, come le inquietudini, possano far nascere la paura di esserci perduti. A riguardo, meditiamo la risposta che dà il Salvatore: "I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo" (v.5). Qui risiede la nostra sicurezza: Dio ci accoglie sempre nonostante la leggerezza nel viverLo, perché trasforma la paura e l'ansia in gioia; Egli ci ama e, nella quotidianità dell'esistenza, compiendo il nostro dovere, siamo in grado di riconoscere il Suo amore, e scrutare nel volto degli altri il volto di Dio. 
Certo, noi crediamo che il Signore Gesù viene, ma questo non toglie l'esercizio della pazienza, della costanza e l'impegno dell'attesa. Tali elementi possono essere vissuti solamente se riscopriamo la vera gioia che si realizza nell'incontro con il nostro Salvatore. Ma come potremmo vivere nella gioia? Innanzittutto comprendendo che non siamo noi a compiere il primo passo verso di Lui: è Dio che viene nel nostro patire per annullare quella superbia che ci fa credere di sapere tutto e per annunciarci che per essere Suoi discepoli, vivere nella gioia, è necessario essere piccoli, minimi (v.11), imitarLo. Il Figlio di Dio, infatti, per amore nostro si è fatto bambino, Servo, per renderci parte del Suo regno; e noi, Suoi imitatori, siamo chiamati a guardare l'infante divino per vincere la pigrizia della carità, per essere dolci nel parlare, per essere sempre sorridenti e spargere serenità, per cercare di non adirarci nelle contrarietà; ancora, per compiere un atto di gentilezza quando non se ne ha voglia; per avere sulle labbra parole buone e dolci; per soffrire con pazienza qualche sacrificio e sopportare l'ingratitudine altrui; per dimenticare le offese; per non parlare male del prossimo; per usare sempre la calma; per essere sempre umile e compiere un atto di gentilezza, abbandonando un puntiglio; infine, per aiutare gli altri pur non ricevendo gratitudine. Questa è la nostra gioia, quella che offre il nostro Signore, e se la viviamo fino in fondo, ogni pena è risolta, trasformata, e l'annuncio cristiano è spontaneo e sincero.

don Luca