Settimanale parrocchiale
Fede e (è) fare
Senza le opere la fede è morta

Non so se sia una mia impressione sbagliata, ma mi pare di vedere in giro (nelle nostre case, nei modi di fare, nella mentalità corrente) una certa stanchezza, una sorta di disinteresse per ciò che capita attorno a noi. Di contro noto una chiusura da parte di tante persone, forse anche da parte mia, in piccole o grandi certezze, in nidi che ci si costruisce, in situazioni che - siccome già conosciute - ci danno sicurezza. Così facendo si porta avanti una sorta di slogan, mai detto ma ben vissuto, che potrebbe suonare “io ho solo i miei diritti”. Tante sono in queste settimane le persone che suonano alla porta della canonica per chiedere di pagare bollette, per chiedere alimenti, per lamentarsi di situazioni al limite della legalità e del buon vivere. “Lei è un prete, questa una parrocchia per cui deve fare quello che le dico”... questa frase sentita centinaia di volte inizia a preoccuparmi.
Quando ero alle medie si studiava educazione civica e spesso ci si imbatteva nell'espressione bene comune: anche il Concilio Ecumenico Vaticano II nella sua costituzione “Gaudium et spes” parla di bene comune e lo definisce l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente. Allora non è solo una cosa per preti, ma per tutti coloro che si riconoscono in Cristo!
Il nostro Patriarca scrive così nella terza lettera pastorale circa questo tema: «In ordine al bene comune è necessario non solo parlare [...] ma anche operare attivamente[…]tutti quanti concorrono a formare la società civile sono chiamati a dare il loro contributo personale, in vista del bene comune[…]tale ricerca richiede un ridimensionamento del proprio “io” e ciò, in termini cristiani, ha un duplice nome: umiltà e conversione».
Ma da dove possiamo trarre la consapevolezza che tutti siamo coinvolti in questo difficile compito? Da dove possiamo trarre la forza per realizzare tale obiettivo? Da dove il discernimento per capre quali passi fare?
La domanda che i discepoli rivolgono a Gesù è il fondamento! Senza la fede, cioè senza la consapevolezza che questo mondo è portato avanti da qualcuno che sta prima di noi, che diviene il giudice imparziale e onesto, che ci mostra ciò che è IL bene per ciascuno e per tutti, senza questa fede non c'è giustizia, equità, solidarietà, accoglienza, tolleranza...
Solo imparando da Lui mite e umile di cuore potremmo realmente metterci al servizio dell'umanità liberi e puri. La fede è il motore che muove la volontà di ciascuno di noi e la preghiera è l'elemento indispensabile.
Aiutiamoci a pregare, a convertire il nostro cuore, a camminare assieme approfittando delle diversità di ciascuno - perché queste sono ricchezze - e impegniamoci a costruire un modo giusto uscendo dai nostri nascondigli e divenendo realmente responsabili di ciò che mi sta attorno, divenendo responsabili dell'intera creazione!

don Luca