Settimanale parrocchiale
Missione è voler bene alla gente
Un anno è trascorso assieme, Riccardo ci saluta

Carissime sorelle, carissimi fratelli, è già passato un anno, è già tempo di salutarci.
In questo momento così importante per me, ma credo anche per voi, vorrei condividere tre pensieri che vado custodendo da alcune settimane.
Il primo riguarda Dio, o come ho imparato a chiamarlo in Sud America, “Papito Dios”.
Ultimamente, stando con lui, mi sono reso conto che non potrò mai eguagliarlo in generosità. Credo che la mia vita non basterà per ripagarlo. Ma per fortuna lui di questi confronti non ne fa.
Ho fatto esperienza di lui e l'ho lasciato entrare dentro di me. Questo è stato possibile perché ho creduto veramente che Dio c'è. E' stato possibile perché ho desiderato tanto sentirmi figlio suo lasciandomi amare. Basta questo. Lui vuole solo questo da noi. Poi il resto lo fa lui.
Quindi oggi, in questo giorno bello, godiamo di questa nostra fratellanza, ma ricordiamoci di lodare non me per la scelta che ho fatto, ma l'Altissimo bon Signore: è lui l'artefice di tutto. E' lui che ha permesso questo miracolo nella mia vita.
Il secondo pensiero riguarda allora la mia scelta di vita. Contro correte, forse. Ma non ce l'ha detto pure quel papa Francesco che tanto ci piace che dobbiamo saper andare contro corrente?!
Purtroppo la cultura di oggi è una cultura di consumo e non una cultura di qualità. Ma per essere pienamente felici dobbiamo essere rivoluzionari.
Io desidero, come ogni persona nel mondo, una vita bella, piena e felice. Amare e poter amare. Ho intuito che questa scelta, quella d'iniziare il cammino per essere un giorno, se Dio vuole, un fratello missionario comboniano, è una scelta che può portarmi ad una pienezza di vita. E non ci sono molti discorsi complicati da fare anzi, è tutto molto semplice: io ho incontrato Gesù. Da questo rapporto di amore non posso far altro che iniziare una missione che va da me fino ai fratelli del mondo. Quindi si, è qualcosa di coraggioso quello che sto facendo, ma credo che oggi, chiunque segue Gesù è coraggioso. E non parlo solo di preti o religiosi. Credo che seguire Gesù, credo che essere missionari voglia dire, per esempio, anche amare teneramente i nostri cari fino alla fine. Quanto è contento Dio se lo facciamo.
L'ultimo pensiero va a voi. Disse un padre comboniano "Missione è voler bene alla gente".
Bene, ho iniziato qualche settimana fa a chiedermi se io volevo bene a voi, e se da voi mi sentivo ben voluto. Se mi sentivo a casa.
La risposta? SI! Mi sono sentito a casa e sono contento perché pensando a voi mi sento a casa. E' bello potervi ringraziare per la semplice e genuina accoglienza che mi avete dato. Di nuovo, mi son sentito accolto e voluto bene da voi. Grazie!
Un grande grazie naturalmente a don Luca che mi ha accolto e mi ha dato fiducia e molto mi ha insegnato della vita di comunità facendo si che io mi conoscessi più a fondo.
Concludo dicendo che qui mi sono sentito missionario perché se la missione vuol dire stare con le persone e lasciare che Dio avvenga, sento che abbiamo camminato insieme in maniera bella e semplice.
Parto anche a nome vostro per la mia missione, quindi vi chiedo di pregare per me. Di rimanere uniti. Io di voi mi ricorderò!
Si dice che uno degli strumenti di resistenza più importanti nei momenti difficili per un missionario ( quindi per ogni persona) sia il ricordo. Ricordare un momento bello, una particolare condivisione, il bene che qualcuno ti vuole. E' qualcosa che dona forza e coraggio.
Io ricordando voi, sento tutta la tenerezza che mi avete dato. Allora per questo non posso far altro che ringraziare voi, ma soprattutto “Papito Dios” che ha permesso il nostro incontrarci, il nostro sederci assieme, il nostro lasciare che Lui avvenisse!
GRAZIE e pace e bene!

Riccardo