Settimanale parrocchiale
Mi ami più di costoro?
La domanda che ci aiuta a fare verità

Con il vangelo di questa domenica si conclude il ciclo pasquale dedicato ai racconti delle manifestazioni di Gesù risorto. La liturgia ha scelto il capitolo conclusivo del vangelo di Giovanni, che guarda in modo particolare alla comunità ricostituita dal risorto e alimentata dall'eucaristia.
Un gruppo di discepoli, sette, a indicare la totalità e la pienezza, sono riuniti presso il lago di Tiberiade. La scelta di questi discepoli non è casuale: ciascuno di loro è collegato in modo particolare a Gesù, e si può dire che qui si conclude la loro vocazione. È necessario che essi siano riconfermati nella loro sequela dal Risorto, al di là degli eventi della passione e della morte. Ogni vocazione deve confrontarsi con quegli eventi e trovare conferma dall'incontro nuovo con il Signore. Tra loro Pietro prende l'iniziativa di pescare e gli altri lo seguono, ma la pesca risulta infruttuosa.
Al termine della notte Gesù è presente, sta presso la riva, senza che i suoi lo riconoscano. Tutto comincia da un non sapere. È Gesù risorto che conduce al riconoscimento, operando la trasformazione; egli fa nascere i suoi a una vita nuova, a una nuova conoscenza, è lui che si rivolge loro con l'appellativo di «figlioli»: i discepoli sono coloro che nascono dalla sua risurrezione.
Gesù si collega alla condizione di infruttuosità da essi sperimentata e li esorta allora a gettare nuovamente la rete. La parola e il compito che ruotano attorno alla rete, lo strumento da loro appena usato manifestano la premura attenta di Gesù e il risultato è sovrabbondante. Avevano cercato tutta la notte senza trovare, ora invece trovano, senza cercare. La promessa di cui era colma la parola di Gesù è subito accompagnata dal suo adempimento con smisurata pienezza. Questo segno, evocatore della sovrabbondanza dell'amore di Gesù, permette al discepolo amato di dire agli altri «è il Signore». Da questa parola scaturiscono le reazioni, la prontezza di Pietro e la partecipazione degli altri che giungono con la barca.
A tutti loro, nuovamente riuniti, Gesù chiede ancora qualcosa da mangiare e che in realtà è ciò che lui stesso ha preparato per loro. Attraverso il cibo che lui stesso offre, Gesù si dona ai suoi come presenza preveniente. Giovanni dà pure il numero esatto dei pesci pescati, 153: è il simbolo della pienezza del dono gratuito e della collaborazione perché questo dono possa venire accolto.
Il pasto sulle rive del lago ha caratteri eucaristici, Gesù prende il pane e lo dà loro e così il pesce. Il Signore è quel Gesù che un tempo aveva distribuito i pani alla folla radunata presso il lago di Tiberiade e che di seguito aveva parlato del senso del pane che lui offriva.
Resta una domanda ai discepoli, senza che nessuno tuttavia osi formularla, nella certezza comunque che Gesù è il Signore. È un passaggio che manifesta il chiaroscuro della fede. Bisogna credere anche nel sapere. Ciò che il Risorto dice, fa e mostra è sufficiente per eliminare ogni possibile dubbio, ma l'evidenza non è mai vincolante. Gesù suscita sempre l'interrogativo su chi egli è.
Dunque Gesù si manifesta risorto dai morti, conduce i suoi discepoli a riconoscerlo come Signore e offre loro un pasto con connotazioni eucaristiche: questo è il cammino che fonda la definitiva vocazione dei discepoli e della chiesa. La sequela del Cristo è possibile oggi nella Chiesa per la stessa ragione: Gesù, il Cristo, è vivo.
L'attenzione passa quindi al dialogo tra Gesù e Pietro, con la triplice domanda di Gesù e la triplice risposta di Pietro. Spesso questo dialogo viene interpretato come il modo scelto da Gesù per superare o cancellare o manifestare a Pietro il suo perdono dopo il triplice rinnegamento. Si può anche notare che le parole scambiate tra Gesù e Pietro seguono un movimento in crescendo, come se Gesù, attraverso il triplice interrogatorio permettesse a Pietro una sorta di continuo rilancio. È come se Pietro dicesse non solo ti amo, ma ben più, oso affermare che ti voglio bene ed è come se Gesù gli permettesse di misurare la portata delle sue affermazioni. L'evangelista non si pone solo nella prospettiva del rinnegamento, ma anche in quella del martirio di Pietro. In realtà i due fatti non sono incompatibili: colui che ha rinnegato Gesù è morto martire. Pietro è segnato dal rinnegamento, ma adesso si tratta di lasciargli la possibilità di esprimere e di incarnare la verità elle sue affermazioni, spingendosi fino all'estremo dell'amore. La passione,
la morte e la risurrezione hanno già illuminato la notte del suo rinnegamento. Proprio come conseguenza di ciò Pietro ama già tanto di più il suo Signore. In tal modo Gesù offre a Pietro l'occasione di esprimersi dal profondo del suo cuore, secondo la logica di un desiderio evangelizzato.
Infine, con la sua triplice professione di amore nei confronti di Gesù, Pietro è l'altra faccia del discepolo che Gesù amava; si manifesta come il discepolo che ama Gesù e dunque diventa depositario della sua stessa missione e dello stesso amore che lo conduce a dare la vita come ha fatto colui che è chiamato a seguire.

Fonte: www.mericianum.com