Settimanale parrocchiale
Dio si fa alleato dell'uomo
Una tappa luminosa verso la Pasqua

Scegliere una strada impegnativa implica coraggio e sacrificio. Nella famiglia, nel lavoro, nella professione o in una missione non si raggiungono obiettivi sen-za pagare un prezzo in sacrificio e in generosa de-dizione.
A poco prezzo, a breve scadenza, senza sforzo non si ottiene e non si costruisce molto. Su ogni realizzazione autenticamente umana c'è il marchio della croce. Ma quando il risultato non ripaga lo sforzo si è tentati di abbandonare il progetto e di lasciarsi prendere dalla sfiducia.
Quando Dio irrompe nella vita di un uomo sconvolge piani, sradica sicurezze, domanda la rinuncia a progetti e ambizioni personali, chiede incrollabile fiducia nelle sue proposte. Ma ciò che egli prospetta supera ampiamente ogni attesa e previsione umana. Abramo e Cristo, non a caso scelti come personaggichiave di questa domenica, nella loro disponibilità e obbedienza sperimentano la risposta di Dio: la luminosa teofania incoraggia entrambi ad affrontare il cammino che resta da percorrere fino al possesso della terra (prima lettura), fino alla gloria della risurrezione (vangelo). A coloro che accettano con fiducia il suo piano, Dio si lega con un solenne vincolo di alleanza, apre un futuro di luce e di speranza. La Chiesa di fronte all'impegno di rinnovamento ne intravede le modalità è il traguardo. La fede e la fiducia nelle promesse di Dio sono condizione indispensabile per arrivare alla meta della trasfigurazione pasquale che anticipa e prefigura la trasfigurazione di tutto l'uomo nella gloria finale (seconda lettura).
«Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto... Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza...» (salmo responsoriale). La preghiera di chi rinuncia alla propria sufficienza diventa accorata invocazione, aperta alla speranza. Solo chi non ha nulla da difendere è in grado di affidarsi a Dio. Chi invece ripone fiducia solo nei propri mezzi e nella propria potenza non ha né futuro, né speranza e conoscerà il giudizio negativo di Dio, ossia il proprio fallimento (seconda lettura).
Il cristiano, consapevole del proprio inserimento in Cristo, se vive la propria vocazione senza sottostare alla tentazione di installarsi nel possesso delle cose e si apre all'attesa fedele e perseverante, conoscerà la sorte gloriosa del risorto, la trasfigurazione totale della persona. Un anticipo della condizione finale è offerto alla comunità nell'eucaristia che è assimilazione al Corpo risorto del Signore e partecipazione alla sua gloria.