Settimanale parrocchiale
Anno della Fede
Inizia il cammino del cristiano testimone

La "porta della fede" (cfr At 14,27) che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l'ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi. E' possibile oltrepassare quella soglia quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma.
Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita. Esso inizia con il Battesimo (cfr Rm 6, 4), mediante il quale possiamo chiamare Dio con il nome di Padre, e si conclude con il passaggio attraverso la morte alla vita eterna, frutto della risurrezione del Signore Gesù che, con il dono dello Spirito Santo, ha voluto coinvolgere nella sua stessa gloria quanti credono in Lui (cfr Gv 17,22).»
Con queste parole inizia la lettera che il Santo Padre ha scritto per indire l'anno della fede: Benedetto XVI dice che entrare nella vita di fede è accogliere la Parola annunciata e lasciare che essa ci plasmi il cuore attraverso un cammino che inizia con il battesimo e si conclude con la pasqua di ciascuno di noi, un cammino che dura tutta la vita.
Mi pare quanto mai significativo iniziare con queste parole il nuovo anno pastorale. In realtà questo non dovrebbe mai avere una fine, ma dovrebbe sapersi incarnare nel tempo in cui ciascuno di noi vive e dare ad esso il senso cristiano.
In primo piano oggi ci sono i catechisti e gli educatori che ricevono il "mandato" come educatori nella fede e alla fede.
Quale mandato? Mandato per cosa? Mandato da chi, a chi? Nella logica di non celebrare un rito, ma vivere la liturgia il mandato è segno dell'impegno con cui loro, in spirito di servizio gratuito - ma ognuno di noi in termini più generali -, si impegnano per il bene di tutti a vivere e far vivere la "Bella Notizia", il Vangelo, la vita di Gesù!
È una sfida importante, impegnativa, appassionante che loro scelgono. Fare questo vuol dire non barare né davanti alle persone, né nei confronti di se stessi. Si è mandati a testimoniare che la vita in Cristo non è rispettare regole, morali, etiche fuori dal mondo, ma vivere una vita possibile che mi aiuta a pensare non solo a quello che comoda a me, ma a quello che fa crescere il bene comune, a quello che è il bene del singolo e dalla comunità intera.
Ci sono delle strade ben precise e percorribili da tutti: la vita sacramentale della Chiesa, la vita in comunione con tutti, l'aiuto e la correzione fraterna, il perdono. Tutte queste realtà le celebriamo ogni anno, di domenica in domenica, e spesso non lasciano nulla, nessun segno, nessun cambiamento nella vita di ciascuno di noi.
Non c'è da stupirsi allora se una persona celebra il proprio matrimonio la mattina, magari battezzando anche suo figlio, e la sera in compagnia dei suoi amici pesta a sangue una persona qualsiasi (a questo proposito spero che la magistratura faccia chiarezza al più presto per individuare con certezza i veri colpevoli). O se qualcuno non capisce l'importanza del Sacramento della Riconciliazione e con tanta leggerezza non lo vive così come si dovrebbe. O, ancora, non mi stupisco se le persone si lamentano della situazione in cui ci troviamo a vivere e poi, quando si dovrebbe e si potrebbe fare qualcosa e prendere una posizione netta, tutti si tirano in dietro. Non c'è da stupirsi, ma non possiamo neppure far finta di niente: domandiamoci allora perché veniamo in chiesa, perché chiediamo i sacramenti per i nostri figli, perché ci teniamo tanto a celebrare i momenti fondamentali della nostra vita in chiesa...
Sant'Agostino dice che i cristiani si fortificano credendo. È vivendo la fede che ne scopriamo la bellezza, la novità, l'inadeguatezza nei confronti della mentalità dominante e certamente anche una fatica propria di chi ha il coraggio di fare scelte chiare e concrete.
«Professare [la fede] con la bocca, a sua volta, indica che la fede implica una testimonianza ed un impegno pubblici. Il cristiano non può mai pensare che credere sia un fatto privato. La fede è decidere di stare con il Signore per vivere con Lui. E questo "stare con Lui" introduce alla comprensione delle ragioni per cui si crede. La fede, proprio perché è atto della libertà, esige anche la responsabilità sociale di ciò che si crede. La Chiesa nel giorno di Pentecoste mostra con tutta evidenza questa dimensione pubblica del credere e dell'annunciare senza timore la propria fede ad ogni persona. È il dono dello Spirito Santo che abilita alla missione e fortifica la nostra testimonianza, rendendola franca e coraggiosa».
Mi piacerebbe molto che quest'anno della fede fosse così vissuto da tutti noi, che Dio, la Chiesa, la preghiera, i Sacramenti non fossero né scontati né qualcosa di dovuto.
Le famiglie che chiedono i Sacramenti per i loro figli da quest'anno devono testimoniare anche con la loro vita che questi sono importanti per loro. Una mamma o un papà che dicono "vai a messa" e non "andiamo assieme a messa" (tutta la messa!) certamente non fanno un buon servizio né a se stessi né ai loro figli.
Aiutiamoci, fratelli, in questo. La fede può e deve cambiare la nostra vita.
Buon anno a tutti.

don Luca