Settimanale parrocchiale
Dall'Eucarestia alla famiglia
La festa del Corpo e Sangue del Signore Gesù Cristo

Perché la Chiesa ha sentito la necessità di istituire una festa per il SS. Corpo e Sangue di Gesù? Non era, in qualche modo, scontato che pane e vino diventino Corpo e Sangue di Gesù nella celebrazione dell'Eucaristia?
La necessità, forse, sta proprio qui: quando quello che si vive diventa scontato lo si perde, si perde il valore e il senso; si pensa di “possederlo” e invece ti scappa, ti sfugge.
Quest'ultimo aspetto è, però, proprio del mistero che è qualcosa che ti precede e ti accompagna in modo incomprensibile perché entra in gioco l'elemento della fede.
Nonostante tutto rimettere al centro il SS. Corpo e Sangue di Gesù diviene quanto più opportuno e importante per la vita della comunità: ogni domenica, in ogni Eucaristia noi ci stringiamo attorno al pane e al vino che, dopo la consacrazione, diventano presenza di Gesù reale tra noi. Diventano stimolo perché la vita di ogni fedele sia presente in quel pane e vino, sia conforme alle speci eucaristiche. In quel pane e vino viene rappresentata tutta la vita della comunità con le sue gioie e i suoi dolori, le sue gioie e le sue speranze, le sue fatiche e i suoi doni: li c'è la fatica per far vivere la nostra comunità; la passione per mantenerla viva; la sofferenza nel vedere che tanti fratelli e sorelle, pur avendo molti doni, vivono di assistenzialismo non giocandosi fino in fondo. Nel pane e vino, Corpo e Sangue di Gesù, c'è la generosità di tanti uomini e donne che vivono nel nostro quartiere e che si donano tutti per renderlo migliore.
Conformare la nostra vita a quella di Gesù vuol dire sapere vivere la gratuità, la disponibilità a farsi prossimo nei confronti di chi è nel bisogno, nella patiscenella prova; avere un cuore compassionevole, cioè che patiscecon la vita che ho davanti; una vita che sa respirare con la Chiesa Universale e che sente sue le fatiche e le sofferenze dei tanti cristiani sparsi per il mondo.
La festa del Corpus Domini ci deve aiutare a divenire dono l'un per l'altro; a rimettere al centro la celebrazione dell'Eucaristia come momen-to in cui l'esperienza cristiana, personale e comunitaria, inizia e arriva; la famiglia di Gesù Lavoratore trova la sua identità nel momento della cele-brazione della messa. Non sciupiamo un dono così infinitamente grande, ma cerchiamo di viverlo in pienezza facendolo “parlare” nella nostra vita e con la nostra vita. Lasciamo che l'Eucaristia dia forma alla nostra esistenza attraverso le tre fedeltà indispensabili per una vita autenticamente cristiana: la messa, la preghiera personale e la confessione mensile. Non possiamo più fare finta di non sapere, questo è il tempo dell'impegno e della testimonianza. Aiutiamoci concretamente attraverso l'esempio a vivere il grande dono che Dio Padre ci fa in Gesù dandoci l'Eucaristia. Chiediamo allo Spirito Santo che aiuti quotidianamente ciascuno di noi a vivere nel ringraziamento (Eucaristia vuol dire “grazie”dire grazie”) e nel dono reciproco, così come sant'Agostino ci ricorda quando dice che “la misura dell'amore è amare senza misura”.
Buona festa a tutti.

don Luca