Parrocchia Gesù Lavoratore

Parrocchia
Gesù Lavoratore

Patriarcato di Venezia - Diocesi di Marghera

Articoli

7 Febbraio 2010

San Girolamo Emiliani

Il santo degli orfani e della gioventù abbandonata

Forse non tutti sanno che la nostra parrocchia originariamente è stata dedicata a un santo tutto veneziano: San Girolamo Emiliani. Infatti quando venne eretta la parrocchia l’1 luglio 1946 f intitolata a proprio a San Girolamo per forma dell’allora patriarca Piazza.
Poi il 1 maggio del 1954 il patriarca Roncalli - futuro papa Giovanni XXIII - venne a benedire la chiesa e nel 1958 emanò un decreto dove diceva che “considerato che il 1 maggio 1954 è stata solennemente benedetta, aperta al culto e regolarmente officiata la chiesa intitolata a Gesù Cristo Divino Operaio, decreta che la nuova denominazione della Chiesa parrocchiale e della parrocchia di Ca’ Emiliani di Porto Marghera sia: Gesù Cristo Divino Operaio”.
Con l’arrivo dei Salesiani ha preso forza la bella devozione a don Bosco, ma del nostro Santo patrono se ne sono perse le tracce...eppure la vita di San Girolamo è una vita avventurosa, una vita che si snoda tra le calli e i campielli veneziani fina ad arrivare a Bergamo, Milano, Como e oltre.
Un breve riassunto della sua vita lo prendo anche dal sito dei Somaschi (Congregazione religiosa da lui fondata) oltre che da quello della nostra parrochia:
Girolamo era un veneziano nato nel 1486, da giovane uomo si arruola nell’esercito della Serenissima e viene mandato a Quero per difendere la rocca, ma il 27 agosto 1511 la rocca viene presa e Girolamo imprigionato. Nei giorni passati in solitudine si riavvicina alla preghiera e nel decide nel 1531 di abbandonare tutto e, pur rimanendo laico, dedicarsi ad una missione tutta particolare: condividere la vita con i poveri e fare comunità con gli orfani. La sua esperienza spirituale matura all'interno della riforma cattolica attraverso il movimento del Divino Amore, e vicino a personaggi di rilievo come Gaetano da Thiene (fondatore dei teatini), il cardinale Gian Pietro Carafa (poi papa Paolo IV).
Come membro del Divino Amore Girolamo diventa abile organizzatore delle opere di carità in Venezia (l'Ospedale degli Incurabili di Venezia alle Zattere, la bottega degli orfani a S. Rocco). La sua fama in questo campo lo porterà per le città della Lombardia e del Veneto, chiamato dai vescovi ad ordinare le opere di carità delle loro diocesi.
Attorno a Girolamo si crea un grande alone di collaboratori, ed alcuni di essi decidono di condividere il suo stile di vita. Nasce così la Compagnia dei servi dei poveri, ora chiamati Padri Somaschi.
Girolamo muore a Somasca (Lecco) l’8 febbraio 1537 dopo aver contratto la peste dai malati che curava durante una terribile epidemia che aveva colpito la Valle di S. Martino. Fu il suo estremo atto d'amore, capace di dare la vita secondo il comando di Gesù.
La leggenda vuole che prima di morire Girolamo traccia con del liquido color mattone una croce sulla parete per poter contemplare il "mistero" del Crocifisso durante l'agonia. Chiama a sé i suoi orfani per l'ultimo commiato e, con le forze che gli rimangono, lava loro i piedi; agli amici di Somasca raccomanda di non offendere Dio con scostumatezze e bestemmie e in cambio lui dal cielo pregherà perché la grandine non rovini il raccolto. Da qui quello che è considerato il testamento spirituale per i devoti: "Seguite la via del Crocifisso; amatevi gli uni gli altri; servite i poveri!"
Fu dichiarato beato nel 1747 e canonizzato nel 1767. Nel 1928 Pio XI lo proclamò "Patrono universale degli orfani e della gioventù abbandonata", riconoscendogli il merito e l'originalità del servizio reso. L'opera di Girolamo Emiliani è proseguita dai Padri Somaschi, continuatori della Compagnia dei Servi dei poveri.
La festa liturgica ricorre l'8 febbraio (prima della riforma, era il 20 luglio) ed è celebrata con una grande festa presso il santuario di Somasca - Vercurago (LC) ove sono custodite le reliquie del santo.
Credo valga la pena ritornare alle origini data la grandezza e l’amore che questo santo ha avuto per i più indifesi e diseredati. È di aiuto e di esempio anche a noi oggi in questa parte di Marghera così segnata dal degrado e da tanti bisogni.
Mi permetto di lanciare una proposta: nella nostra chiesa manca una statua di San Girolamo e per dire il vero non è neppure facile da trovare dal momento che nessuno ne possiede una. Se ci mettiamo tutti assieme potremmo raccogliere un po’ di soldi per farne fare una, bella come l’unica esistente che si trova alla Madonna della Salute, e... sarebbe un bel segno di riscoperta della nostra identità oltre che un segno di originalità.

Fonte: don Luca