Parrocchia Gesù Lavoratore

Parrocchia
Gesù Lavoratore

Patriarcato di Venezia - Diocesi di Marghera

Articoli

11 Dicembre 2011

Rallegratevi sempre nel Signore

Il tempo dell'Avvento

Soprattutto la prima e la seconda lettura sottolineano il tema della gioia, tipico della terza domenica di Avvento (domenica Gaudete). La pagina evangelica si incentra sulla testimonianza che Giovanni Battista ha reso a Gesù, testimonianza che il prosieguo del quarto vangelo dirà essere avvenuta nella gioia anche se al prezzo della diminuzione dello stesso Giovanni (Gv 3,29-30).
Secondo il quarto vangelo Giovanni è il testimone dell’Agnello, colui che riconosce Gesù come inviato dal Padre, Colui su cui riposa lo Spirito. Il testimone è la persona mutata da ciò che visto, dall'incontro che ha fatto. Lontano da ogni esibizionismo o protagonismo o infatuazione di sé, il testimone testimonia di un altro e conduce chi lo vede e ascolta non a sé, ma a dare l’adesione a Colui a cui egli rende testimonianza. La vera testimonianza si accompagna a una giusta, realistica e umile conoscenza di sé. La domanda rivolta a Giovanni: “Chi sei tu?” (v. 19) risuona per ogni lettore del vangelo e chiede a ciascuno di conoscersi alla luce di Cristo. Testimoniare è l’arte di dire la verità su di sé, sugli altri e sulla realtà. La testimonianza evangelica non richiede di fare molte cose, ma di decidere se stessi davanti a Cristo, in relazione con lui. Il testimone è pertanto colui che suscita il senso di una presenza altra, la presenza di colui del quale testimonia. Come Giovanni, il testimone sveglia alla coscienza di Qualcuno che non conosciamo o non sappiamo riconoscere, ma che c’è (v. 26). Il testimone non è tanto qualcuno che prende l’iniziativa di rivolgere una parola agli altri, ma è piuttosto una persona la cui vita è tale – ed è tale il modo in cui guarda il mondo e gli esseri – che agli altri accade di interrogare se stessi e di porre loro la domanda sull'origine della sua singolarità. Il testimone appare così come una persona capace di suscitare domande.
Connesso al tema della testimonianza è quello dell’identità. Il cristiano non è il Cristo; la chiesa non è il Cristo. Solo Cristo può affermare con assoluta verità “Io sono”, eco del nome divino nella Scrittura (cf. Es 3,14). L’identità cristiana è relazionale e relativa a Cristo. Essa consiste in un’umanità precisa che si coglie in Cristo, dunque alla luce della fede. La semplicità del battesimo dischiude al cristiano la sua piena identità che è anche un programma di vita fino alla morte. Ovvero, fino alla testimonianza ultima e radicale del martirio (in grecomartyría significa “testimonianza”). Testimoniare il nome “cristiano” può condurre alla perdita della vita. Anzi, afferma Cipriano di Cartagine, si può essere martire solo essendo testimone nel quotidiano dell’esistenza: “La gloriosa corona della loro confessione sarà rimossa dal capo dei martiri se si scoprirà che essi non l’hanno acquisita con la fedeltà al vangelo, che sola fa i martiri”.
Questa domenica è anche l’occasione per meditare sulla figura di Giovanni. I toni e i tratti del suo ministero e della sua testimonianza hanno qualcosa da insegnare alla chiesa di sempre. Il suo essere una mano che fa segno, un indice che orienta la direzione dello sguardo e dei passi verso Cristo, il suo saper riconoscere il proprio posto e restarvi con fedeltà, il suo far spazio al Veniente, il suo diminuire nella gioia e nell'amore di fronte al Signore, tutto questo dice una libertà e un amore grandi che necessitano sempre alla testimonianza ecclesiale. Proprio per non sostituirsi al Signore.
Paradossale testimone che precede Cristo, Giovanni svolge un ministero essenziale anche per i testimoni che seguiranno Cristo, che verranno dopo. Scrive Origene: “Il mistero di Giovanni si compie nel mondo fino a oggi. In chiunque sta per accedere alla fede in Gesù Cristo, è necessario che prima vengano nel suo cuore lo spirito e la forza di Giovanni per preparare al Signore un uomo ben disposto e per appianare i cammini e raddrizzare le asperità del suo cuore”.
Colui che precede Cristo, introduce anche a Cristo.

Fonte: Luciano Manicardi, comunità di Bose