Parrocchia Gesù Lavoratore

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Gesù Lavoratore

Patriarcato di Venezia - Diocesi di Marghera

Articoli

14 Giugno 2009

La festa del Corpus Domini: segno di unità

Impegnamoci a dare al mondo questa piccola ma sostanziale speranza

La festa del corpo e sangue di Cristo che oggi celebriamo, ci riporta a quella sera - il giovedì santo - quando Gesù nel Cenacolo come segno supremo del suo amore per tutti noi si dona agli apostoli sotto i segni del pane e del vino: Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti» (Mc14, 22-24). Un dono straordinario che dice ancora una volta lo stile di Dio, di quello che per Lui vuol dire amore, servire, guidare...Lui, il Buon Pastore, ci ricorda che per saper condurre bisogna dare l’esempio, bisogna compromettersi, giocarsi fino in fondo, dando la propria vita.
Di questo dono e grazie a questo dono la Chiesa ha trovato il suo sostegno per più di duemila anni, confrontandosi costantemente con esso e cercando di acquisirne lo stile, cercando di modellare la propria vita sul fatto che “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10, 8). Sorretta e corretta dall’Eucaristia ha reso e continua a rendere la sua testimonianza di popolo in cammino, un popolo certamente non arrivato, non perfetto, ma che tende alla perfezione. Un popolo che è chiamato a raggiungere il traguardo della santità nella misura in cui sa partecipare della grazia che viene dalla vita stessa di Cristo a cui tutti dobbiamo rifarci tenendo presente la specificità e la diversità delle vocazioni di ciascuno.
San Paolo nella 1 lettera ai Corinzi scrive che “Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. […] Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo […]Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte.” (1 Cor 12, 4-6.12-13.27) tutti assieme operiamo perché la Chiesa sia quest’unico corpo che tenta di vivere la vita stessa di Gesù.
Non è certo una strada facile, ma neppure impossibile: sopra il portale della nostra Basilica-Cattedrale di san Marco c’è una scritta in latino che dice “SPONSA DEO GIGNO NATOS EX VIRGINE VIRGO QUOS FRAGILES FIRMO FORTES SUPER AETHERA MITTO” (Dal seno verginale [di Maria] vergine sposa di Dio genero figli, che fortifico nella loro debolezza ed invio al cielo): essere inseriti nel copro della Chiesa è saper riconoscere le proprie debolezze e con umiltà e fermezza accettare di lasciarsi plasmare dal Buon Dio divenendo testimoni imperfetti del suo amore.
Ecco perché penso di poter dire che dentro quell'ostia che è presenza reale di Gesù possiamo mettere tutta la nostra vita con le sue gioie e le sue sofferenze; con le fatiche e i dolori; con la fatica di poter essere gli uni per gli altri pane spezzato capace di accogliersi e sostenersi in ogni momento.
La vita, tutta la nostra vita, anche nelle pieghe più oscure e meno esaltanti deve essere considerata dono da offrire per il bene di tutti.
La fatica da fare è quella di lasciarci amare da questo Dio malato d’amore per ogni suo figlio che continua, nonostante le nostre infedeltà, e donarsi e a scommettere su questa umanità in cammino verso la santità.
Questo ci aiuta a riprendere fiducia e a vivere al massimo delle nostre capacità i tanti doni che abbiamo: il servizio è la carta d’identità del cristiano e nel fare il mio servizio devo sempre ricordarmi che coinvolgo altre persone delle quali un giorno mi verrà chiesto conto, per questo il vivere nella comunità cristiana ci rende responsabili gli uni degli altri fino al dono della vita che è tempo, pazienza, fedeltà, comprensione, solidarietà…
“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35): inpegnamoci a dare al mondo questa piccola ma sostanziale testimonianza!

Fonte: don Luca