Parrocchia Gesù Lavoratore

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Gesù Lavoratore

Patriarcato di Venezia - Diocesi di Marghera

Articoli

10 Aprile 2011

Gesù, risurrezione e vita

In cammino verso la Pasqua ormai vicina

Il passaggio dalla morte alla vita, centro del messaggio di questa domenica, prelude, soprattutto con l'episodio della resurrezione di Lazzaro, all'evento pasquale la cui celebrazione si fa sempre più vicina.
La resurrezione appare come evento storico: la morte in cui giacciono i figli d'Israele è la situazione di esilio a Babilonia da cui essi risorgeranno ritornando in terra d'Israele (I lettura); appare come evento spirituale che caratterizza il credente che, lasciandosi guidare dallo Spirito di Dio, passa dalla vita nella carne, cioè nell'egoismo e nel peccato, alla vita in Cristo (II lettura); appare come evento personale e corporeo che conduce Lazzaro a uscire dalla tomba all'udire la parola di Gesù (vangelo). I testi sottolineano anche tre dimensioni della morte: se solo la morte di Lazzaro è fisica, la morte spirituale di chi vive nella chiusura egocentrica e la morte simbolica del popolo deportato non sono meno drammatiche e reali.
La morte comunitaria di cui parla Ezechiele è situazione di morte della speranza: "La nostra speranza è svanita, siamo perduti" (Ez 37,11). Anche noi, nelle vicende relazionali (un'amicizia, un amore, un matrimonio), comunitarie ed ecclesiali che viviamo, possiamo sperimentare la morte della speranza, l'assenza di futuro. Tuttavia, la nascita della fede nella resurrezione e della speranza pasquale avviene attraverso la morte di altre speranze. Lo Spirito creatore è anche lo Spirito che dona vita e suscita speranza là dove regna la morte.
Per Paolo l'uomo che vive "nella carne", nell'autosufficienza egoistica, fa del proprio cuore la propria tomba e si trova nella morte spirituale. Ma lo Spirito di resurrezione che forza l'impenetrabilità della morte e fa uscire dai sepolcri, può penetrare le chiusure individualistiche e, ponendo la dimora nel cuore umano e inabitando in esso, può immettere l'uomo in una vita nuova.
Il brano evangelico è una pedagogia verso la fede in Cristo che è la resurrezione e la vita. Il dialogo tra Gesù e Marta è incentrato sul credere: "Chi crede in me, anche se muore vivrà" (Gv 11,25); "Credi tu questo?" (11,26); "Sì, Signore io credo" (11,27). Di fronte all'insicurezza e alla precarietà che la prospettiva della morte ingenera nelle nostre vite ("a causa della morte, noi, gli uomini, siamo come città senza mura": Epicuro), noi siamo tentati di costruirci baluardi, difese e barriere che ci proteggano da essa. Siamo indotti dalla paura a un atteggiamento difensivo. E così facciamo anche della vita una morte, una schiavitù ("gli uomini sono schiavi per tutta la vita a causa della paura della morte": Eb 2,15): cercando di difenderci dalla morte, in realtà ci allontaniamo dalla vita. Gesù, invece, chiedendo fede, affidamento, chiede di entrare nel suo atteggiamento di fronte alla morte ("Padre, io sapevo che sempre mi ascolti": Gv 11,42), atteggiamento che, mentre assume la morte e soffre per colui che è morto, fa anche della morte una vita, vivifica la morte. La fede è il luogo della resurrezione. La fede di Gesù è dunque un magistero perché noi impariamo a credere: "L'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano" (Gv 11,42). Proclama un'omelia dello Pseudo Ippolito: "Avendo tu visto l'opera divina del Signore Gesù, non dubitare più della resurrezione! Lazzaro sia per te come uno specchio: contemplando te stesso in lui, credi nel risveglio".
Se la fede è il luogo della resurrezione, l'amore ne è la forza: Gesù "amava molto Lazzaro" (11,5) e questo amore si fece visibile nel suo pianto dirotto (cf. 11,35-36). L'amore integra la morte nella vita e trova il senso di quest'ultima nel dono: dare la vita diviene un dare vita. Aver fede in Gesù che è resurrezione e vita significa fare dell'amore un luogo in cui la morte viene messa a servizio della vita.
La fede e l'amore si manifestano nella parola con cui Gesù resuscita Lazzaro: lo scandalo e la follia di chiamare chi è morto e giace nel sepolcro è possibile grazie alla fede nel Dio che resuscita i morti e all'amore, all'umanissimo amore che legava Gesù a Lazzaro. La potenza di resurrezione della parola di Gesù è tutta nella fede e nell'amore che la abitano.

Fonte: Luciano Manicardi, comunità di Bose