Parrocchia Gesù Lavoratore

Parrocchia
Gesù Lavoratore

Patriarcato di Venezia - Diocesi di Marghera

Articoli

16 Gennaio 2011

Chi è san Girolamo Emiliani - I parte

Fu il fondatore dell'ordine dei Chierici Regolari di Somasca; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica, da cui è considerato "patrono universale degli orfani e della gioventù abbandonata" (Pio XI, 1928).
Vive in uno dei periodi più tormentati della storia della Chiesa: quello della Riforma protestante seguito dalla Controriforma cattolica, di cui fu esponente. Riflette nella sua personalità, anche senza averne una chiara coscienza, le caratteristiche dell'uomo rinascimentale.
Le differenti tappe della sua vita, prima e dopo la conversione, rivelano alcuni tratti salienti che hanno segnato quell'epoca della storia. Da una parte una rinascita del paganesimo, che penetra e contagia perfino alcuni importanti settori e membri della comunità cristiana; dall'altra parte l'affermarsi e l'espandersi, in seno alla stessa comunità, per convinzione o reazione, di forze nuove, con il proposito di riformare la Chiesa, dal di dentro e dal di fuori: come affermò lo stesso Emiliani, "riportando in vita lo stato di santità dei tempi apostolici".
Nato a Venezia nel 1486, da una famiglia veneziana nobile, ma decaduta economicamente, a dieci anni rimane privo del padre; essendo il più giovane di quattro fratelli dovrà quindi trovarsi una collocazione nella vita politica del paese non solo per una dignitosa sussistenza, ma anche per realizzare le sue aspirazioni. Probabilmente frequentò gli studi, sebbene preferisse l'azione alla cultura: come quasi tutti i giovani patrizi della Serenissima iniziò la carriera militare. Nel 1506, di fronte alla sua insistenza, la madre Eleonora Morosini lo presenta controvoglia al sorteggio per ottenere un posto nel Consiglio Maggiore di Venezia. La città lagunare è in guerra contro le maggiori potenze europee alleate per frenare il suo grande potere, che, nella Lega di Cambrai, l'attaccano dal nord. La guarnigione di soldati posta a difesa della fortezza di Quero, al cui governo è Girolamo, fugge davanti alla schiacciante superiorità del nemico. Egli stesso guida una disperata resistenza. L'assalto decisivo avviene il mattino del 27 agosto 1511. La sera, Girolamo è fatto prigioniero e rinchiuso nei sotterranei del castello, con ceppi ai piedi e alle mani e al collo una catena fissata a una pesante palla di marmo. In una situazione simile a quella di Ignazio di Loyola, ebbe tempo di meditare a lungo sulla caducità della "potenza" secondo la sola accezione militare: nei giorni passati nella solitudine della prigione si avvicina alla preghiera, trovandosi, secondo la leggenda devozionale, improvvisamente libero. Di questo avvenimento (al di là della data, il 27 settembre 1511) non si seppe mai nulla con esattezza: l'unica cosa certa è che Girolamo attribuì sempre la sua liberazione all'intervento speciale e personale della Madonna.