Beato Ambrogio Fernandes, Religioso gesuita, martire
7 gennaio

Martirologio Romano:
Suzuka, in Giappone, il beato Ambrogio Fernandez, martire, il quale andò in Oriente in cerca di fortuna e fattosi poi religioso gesuita, morì per Cristo in un’ orribile prigione.

Sisto, Portogallo, agosto 1551 - Suzuta, Giappone, 7 gennaio 1620

L'evangelizzazione del Giappone ebbe inizio nel XVI secolo ad opera del grande missionario gesuita San Francesco Saverio. A quel tempo l'impero marittimo portoghese era alla sua massima espansione ed un giovane di tale nazione, Ambrosio Fernandes, nato nell'agosto 1551 a Sisto, non fu che uno dei tanti che sbarcarono il lunario fra gli alti e bassi della fortuna. Sognava infatti di imbarcarsi per l'Oriente, ove un giovanotto ben piantato come lui poteva tentare la sorte e magari far ritorno in patria, magari con le tasche piene. Finalmente un bel giorno, all'età di ventisei anni, Ambrosio lasciò il suo villaggio in diocesi di Oporto e s'imbarcò su una delle tante imbarcazioni mercantili dirette verso il lontano Giappone.
Lo scavo del canale di Suez arrivò però solo tre secoli dopo e necessitava dunque circumnavigare il continente africano. Come è possibile immaginare si trattava di un'impresa tutt'altro che semplice, infatti anche la sua nave incappò in una spaventosa tempesta che la tenne in balìa per giorni e giorni ed ogni momento era buono per finire in pasto agli squali. Ambrosio, terrorizzato, fece voto di farsi religioso se solo fosse giunto vivo alla sua meta. La Provvidenza lo esaudì ed egli, giunto in Giappone, mantenne la promessa vestendo l'abito dei gesuiti quale fratello coadiutore.
Sembrava però destino che egli proprio non avesse dovuto rivedere mai più la sua amata patria: scoppiata infatti una violenta persecuzione anticristiana, il Fernandes fu arrestato ed incarcerato presso Nagasaki, città ove risiedeva a principale comunità cristiana del paese. In cella vi restò per quattro lunghi anni, per morire infine di stenti il 7 gennaio 1620.
Ambrosio Fernandes fu beatificato da Papa Pio IX il 7 luglio 1867, insieme con altri 204 martiri in terra giapponese dei quali ben 33 sacerdoti, coadiutori e novizi gesuiti.

Fonte/autore: Fabio Arduino

Top