San Guglielmo di Volpiano, abate di S. Benigno di Digione
1 gennaio

Martirologio Romano:
A Souvigny, ancora in Francia, il transito di san Guglielmo, abate di san Benigno di Digione, il quale guidò con fermezza e con prudenza moltissimi monaci dislocati in quaranta monasteri.

962-1031

Figlio di Roberto, nobile italiano, e di Perinza, nobile di ascendenza lombarda, Guglielmo nacque nel 962 nel castello dell'isola San Giulio sul lago d'Orta; ebbe per madrina l'imperatrice Adelaide, sposa di Ottone I. Il motivo del nome da Volpiano è nella residenza della sua famiglia in quel borgo del canavese dove già intorno all'anno 1000 sorgeva un importante castello (rimasto in piedi fino al 1555 quando fu distrutto ad opera dei francesi).
Oblato nel 969 nel monastero benedettino di S. Michele di Locedio, frequentò successivamente le scuole di Vercelli e di Pavia. Di ritorno al suo monastero, vi fece la professione e ricevette la direzione del coro e della scuola monastica, divenendone ben presto il secretarius. Dopo un breve ritiro sul monte Pircheriano, conobbe Maiolo, abate di Cluny, quando questi, nel 985, riformò l'abbazia di Locedio, e lo seguí a Cluny, dove risiedette dal 985 al 989.
Priore di St-Saturnin-sur-Rhone per qualche mese, fu incaricato della restaurazione materiale e spirituale dell'antica abbazia di S. Benigno a Digione, secolarizzata da ca. cento anni, che il vescovo di Langres, Bruno di Roucy, aveva affidato a Cluny. Guglielmo ricevette la benedizione abbaziale il 7 giugno 990. A Digione, egli stabili l'osservanza cluniacense, pur conservando alla sua abbazia una completa indipendenza nei confronti di Cluny. Si allontanò infatti dallo spirito cluniacense soltanto per una eccessiva severità, che gli valse il soprannome di supra regulam. Ricostruí la chiesa di S. Benigno dopo aver creduto di ritrovare il corpo dello pseudo martire che vi era venerato, e vi stabilì una scuola che ebbe un rapido fiorire.
Il vescovo di Langres gli affidò poi la riforma dei monasteri di Bèze, Tonnerre, Molesme e Moutier-Saint-Jean; infine fondò sulle proprietà paterne (1001-1003) l'abbazia di S. Benigno di Fruttuaria (dioc. d'Ivrea).
Il suo biografo, che fu monaco nell'abbazia di Digione, Rodolfo Glabro, ricorda che Guglielmo riformò una quarantina di abbazie: si tratta, oltre a quelle citate nella diocesi di Langres, di St-Vivant di Vergy (Autun), S. Apro di Toul, St-Arnoul di Metz, la Trinité di Fécamp, Jumièges, St-Ouen di Rouen, il Mont-Saint-Michel in Normandia, St-Faron di Meaux, Gorze, Saint-Germain-des-Prés (Parigi), S. Apollinare di Ravenna, S. Ambrogio di Milano, Moyenmoutier e St-Mansuy di Toul; a Guglielmo si deve anche la fondazione di Bernay. Ampliò, inoltre, l'influenza della sua abbazia di Digione con la fondazione di priorati nelle diocesi di Langres, Autun, Chalon-sur-Saone, Troyes, Toul, e di quella di Fruttuaria con la creazione dei priorati di Quaranta, Paderno, Cavalliaca, Navigena e S. Perpetua di Asti. Attraverso la Normandia la sua influenza si estese in Inghilterra.
Della sua opera letteraria ci rimangono una dozzina di lettere e un trattato De vero bono et contemplatione divina. Pare siano andate perdute altre opere: il Liber de reformatione et correctione cantus, il Psalterium pro idiotis, Sermones plares, De eleemosinis decimalibus et quadragesimalibus.
Oltre ad una riforma dello statuto dei conversi in virtú della quale questi divengono dei familiari bisogna ricordare, nell'opera di Guglielmo, soprattutto una osservanza piú rigorosa nella preghiera, nel cibo e nelle vesti, la sua cura nella fondazione, soprattutto in Normandia, di scuole popolari, che permettevano ai fedeli di imparare a leggere e cantare i salmi, e il suo zelo nella costruzione di chiese; si deve a lui, infatti, l'introduzione per primo in Borgogna dei maestri comaschi dell'Italia settentrionale.
Quando morí a Fécamp, il 1° gennaio 1031, Guglielmo aveva sotto la sua direzione mille e duecento monaci disseminati nelle diverse abbazie e priorati. Fu sepolto in quella città, davanti all'altare di S. Taurino nel monastero della Trinità. Il suo culto è stato approvato nel 1808 per la diocesi di Ivrea. Festa al 1° gennaio.

Fonte/autore: Jean Marilier, Enciclopedia dei Santi

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