San Gerasimo, anacoreta
5 marzo

Martirologio Romano:
In Palestina, presso il fiume Giordano, san Gerasimo, anacoreta, il quale, al tempo dell'imperatore Zenone, riportato alla vera fede da sant'Eutimio, fece grandi penitenze. A tutti quelli che volevano vivere una vita monastica guidata da lui, offrì una dura disciplina e una razione di cibo.

m. Giordania, 5 marzo 475

Nel 1897, A. Papadopoulos - Kerameus nel IV volume dei suoi Anagesta, pubblicava una Vita Gerasimi anonima e, in base ad argomentazioni apparentemente giustificate, attribuiva quest’opera al celebre agiografo Grillo di Scitopoli. H. Grégoire, qualche anno più tardi, dimostrò che tale attribuzione era insostenibile, soprattutto perché la Vita Gerasimi non conteneva alcuni precisi dettagli (come la data di nascita e il luogo di origine) che figurano sempre nelle opere autentiche di Cirillo. D’altra parte, ad un’attenta analisi, questa Vita si rivela come un centone composto di frammenti tratti dallo stesso Cirillo e in particolare dalla sua Vita Euthymii, cioè di Eutimio il Grande.
Sempre secondo H. Grégoire, la Vita, che fornisce tra l’altro la data precisa (526) della morte dell’egumeno Eugenio, uno dei successori di Gerasimo, sarebbe stata composta nella seconda metà del VI secolo e, probabilmente, nella sua stessa laura.
In base alla fonte citata, Gerasimo nacque in Licia, in luogo e data sconosciuti, e dopo essere vissuto in un monastero della sua provincia, si diede a vita anacoretica. Verso il 451, all’epoca dei concilio di Calcedonia, egli si trovava in Palestina, dove si era stabilito vicino al Mar Morto. Seguendo Teodosio, il vescovo intruso che si era sostituito al patriarca Giovenale, Gerasimo abbracciò per un certo tempo le idee di Eutiche, distaccandosene però ben presto, per ritornare all’ortodossia, probabilmente sotto l'influsso di Eutimio il Grande.
Verso il 455, egli si trasferì ad un miglio, circa, dalle rive del Giordano, dove fondò un monastero per cenobiti. In questa laura, in cui tutti gli aspiranti dovevano trascorrere diversi anni, Gerasimo fondò un certo numero di eremitaggi (si contavano sino a settanta cellette) per coloro che volevano condurre vita anacoretica; gli eremiti ad ogni modo si riunivano ogni settimana dal sabato al lunedì. Tutti gli anni, durante la Quaresima, Gerasimo si recava da Eutimio e, dopo un digiuno che interrompeVa solo per ricevere l’Eucaristia, tornava nella sua laura per la domenica prima della Pasqua.
Nel Prato Spirituale, Giovanni Mosco riporta, a proposito di Gerasimo, la storia del leone che il santo aveva sanato togliendogli una spina dalla zampa. Il leone restò con Gerasimo circa cinque anni, e quando questi mori l’animale ne ebbe tanto dolore che si abbatté morto sulla tomba del santo.
D’altra parte, nel Prato Spirituale si trovano anche altre storie narrate a proposito dei monaci della laura di Gerasimo. Certamente a causa dell’omofonia dei nomi, l'episodio del leone fu in seguito attribuito anche a Girolamo divenendo un diffusissimo tema iconografico.
Gerasimo morì il 5 marzo 475. Il Martirologio Romano ha conservato questa data lo stesso giorno in cui è venerato anche da alcuni calendari siriaci, tra cui il Martirologio di Rabbàn Slibà (= 5 àdàr). Nella Chiesa bizantina, per contro, la festa di Gerasimo viene celebrata il giorno precedente (4 marzo) e la notizia dei Sinassari che gli è dedicata dipende - sembra - da fonti diverse dalla Vita sopra citata. Vi si trova l’episodio del leone, ma Gerasimo vi compare come contemporaneo dell’imperatore Costantino Pogonato (secolo VII).
La laura di Gerasimo rimase per lungo tempo celebre, ma alla fine del XIII secolo era distrutta e gli eremiti si erano rifugiati nel vicino monastero di Qalamon.

Fonte/autore: Joseph-Marie Sauget

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