San Rudesindo, vescovo
1 marzo

Martirologio Romano:
A Cella Nova, in Spagna, san Rudesindo, vescovo, il quale promosse e curò in quella regione la vita monastica e lasciato il ministero episcopale, indossò l’ abito da monaco e si ritirò nel monastero di Cella Nova, dove poi divenne abate.

Portogallo, 26 novembre 907 - Cellanova, Spagna, 1 marzo 977

Nacque in Portogallo il 26-11-907.
Era parente di Alfonso III il Grande, re delle Asturie (Spagna). Sua madre lo affidò al vescovo di Mondoñedo, sotto la cui direzione Rudesindo fece rapidi progressi nella scienza e nella pietà. Aveva appena vent'anni quando, alla morte del prelato, fu scelto per succedergli. Spaventato di una simile incombenza, volle ricusarla, ma Dio lo avvertì di non fare resistenza. Lavorò con zelo alla santificazione del suo gregge, e stabilì dei monasteri in cui amava ritirarsi a pregare, studiare e meditare le divine scritture.Incaricato dal re di Leon, Sancho I detto il Grasso, di amministrare la diocesi d'Irta, egli ne trasportò la sede a Santiago di Compostella e riparò il male causato da Sisenand, l'antico titolare destituito e imprigionato.
In Galizia il santo fondò un monastero al quale diede il nome di Cellanova. Alla morte di Sancho, Sisenand riuscì a fuggire. Una notte di Natale si recò a Santiago di Compostella, penetrò nell'appartamento del santo e, con la spada alla mano, minacciò di metterlo a morte se non rinunciava alla diocesi di Tria. Senza turbarsi Rudesindo gli dichiarò che era pronto a ritirarsi lo stesso giorno. Esortò portando il cattivo prelato ad espiare le proprie colpe e gli predisse che, se non l'avesse fatto, sarebbe lui stesso perito di spada.
Non volendo occuparsi che della sua anima, il santo si dimise pure dal vescovado di Mondoñedo per farsi monaco nell'abbazia di Cellanova. Poco dopo gli uomini del Nord invasero Compostella e Sisenand perì come gli era stato predetto. Verso lo stesso tempo Rudesindo fu eletto abate di Cellanova. Morì in tale carica il 1-3-977.
Celestino III lo canonizzò nel 1195.

Fonte/autore: Guido Pettinati

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