San Fulgenzio di Ruspe, Vescovo
1 gennaio

Martirologio Romano:
A Ruspe, in Bizacena, san Fulgenzio, vescovo, il quale si fece monaco quando era procuratore della Bizacena; poi, eletto vescovo, dovette sopportare molte sofferenze durante la persecuzione dei Vandali e dal re Trasamundo fu mandato per ben due volte in esilio in Sardegna. Finalmente ritornato tra i suoi fedeli, per il resto della vita li nutrì con la parola della verità e della grazia.

Theleste (attuale Tunisia), ca. 462 - Ruspe (attuale Tunisia), forse 1 gennaio 527

Il territorio tra Hammamet e il golfo di Gabes (Tunisia) forma nel V secolo la provincia romana Bizacena, ricca di cereali. Qui Fulgenzio, nato da una casata illustre (il nonno era senatore), da giovane se la cava bene come amministratore di beni familiari e poi pubblici. Sua madre è cristiana, ma di lui non si sa: forse cristiano, forse pagano. Nemmeno è del tutto chiarito il suo mutamento radicale: a un tratto lo troviamo monaco. E di quelli buoni, per dottrina e impegno. Tutto è cominciato, dicono i biografi, con la lettura di commenti biblici scritti da un altro cristiano d'Africa: Agostino di Ippona, morto nel 430.

Al tempo di Fulgenzio tutta l'Africa romana è regno dei Vandali, con capitale Cartagine. Ariani i dominatori, cattolici i sudditi: la convivenza è difficile; sotto il regno di Trasamundo (496-523) non manca la persecuzione. Fulgenzio raggiunge via mare Siracusa, per proseguire verso l'Egitto. Vuole farsi eremita lì, come tanti. Ma le notizie di conflitti nella Chiesa egiziana gli fanno cambiare idea. E nell'anno 500 lo troviamo a Roma. Una città suddita, ma che vuole mostrarsi splendida al suo nuovo padrone, Teodorico il Goto. Fulgenzio è sbalordito da quello che vede: dovunque restauri e abbellimenti, costruzioni vere e finte, feste e appalti; un'appetitosa "Roma 500", per usare il linguaggio del XX secolo.

Tornato in Africa, viene consacrato sacerdote. Re Trasamundo, che vuole l'estinzione morbida della Chiesa, proibisce di dare successori ai vescovi morti. Ma i cristiani eleggono in segreto i vescovi, e uno di essi è Fulgenzio, fatto capo della Chiesa di Ruspe (sempre in Tunisia). Trasamundo manda tutti gli eletti a soggkorno obbligato in Sardegna, che fa parte dei suoi domini. E qui, almeno, i cattolici sono lasciati in pace. Così, in un monastero di Cagliari, Fulgenzio diventa maestro di vescovi, di preti, di monaci, e consigliere e pacificatore tra i cittadini.

Diventa, nella sua umiltà, un capo, una figura che nemmeno re Trasamundo può ignorare. Difatti lo richiama a Cartagine, lascia che predichi, e anzi gli chiede pareri, lo interpella su questioni di fede. Insomma, lo stima molto. Anche se, per placare i suoi ariani duri e puri, deve rimandarlo a Cagliari. Solo alla morte del re sarà possibile a Fulgenzio tornare in patria, per fare sempre lo stesso lavoro: formare vescovi, preti e fedeli, con una sua pedagogia efficacissima che parte dall'esempio.

Preghiera, lettura e scrittura riempiono le sue giornate. Nelle sue opere espone con nitida precisione la dottrina trinitaria e cristologica, tratta i problemi della grazia e della predestinazione, polemizza con gli ariani. Muore a Ruspe, ma insegnerà anche da morto. Il Concilio Vaticano II (nel decreto sull'attività missionaria della Chiesa) farà riferimento anche al pensiero di Fulgenzio, espresso in una lettera al re Trasamundo.

Fonte/autore: Domenico Agasso, Famiglia Cristiana

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