San Gesù Mendez, sacerdote e martire
5 febbraio

Martirologio Romano:
In località Valtiervilla, nel Messico, san Gesù Mendez, sacerdote e martire; fu ucciso per il regno di Cristo, durante la persecuzione messicana.

Tarimbaro, Messico, 10 giugno 1880 - Valtiervílla, Messico, 5 febbraio 1928

Potrebbe essere, a ragione, invocato come patrono da chi vive il dramma, spesso sottovalutato, dell’esaurimento e della depressione. Perché lui, San Jesus Mendez Montoya, sperimenta due volte il “male oscuro” e ne viene fuori, certamente grazie alle terapie di 100 anni fa, ma soprattutto con una fede salda e con tanto coraggio. Nasce in Messico nel 1880 e al battesimo gli danno un nome molto impegnativo, cui è difficile fare onore. Figlio di gente povera, che non potrebbe permettersi il lusso di farlo studiare, entra in seminario a 14 anni grazie ad alcuni benefattori. Diacono il 23 luglio 1905 e sacerdote il 3 giugno dell’anno successivo, subito dopo l’ordinazione entra nel tunnel dell’esaurimento nervoso, che dev’essere particolarmente grave, almeno a giudicare dalla preoccupazione dei familiari. Ne esce dopo un anno e il vescovo lo manda in un’altra parrocchia, dove, nel 1913, i suoi nervi hanno un altro cedimento. Viene allora trasferito a Valtierilla, dove pian piano si rimette in sesto. Nei ricordi dei testimoni è rimasta soprattutto impressa la sua profonda devozione alla Madonna, che cerca di trasmettere ai suoi parrocchiani; la solennità con cui celebra le feste mariane; la sua continua preghiera, che riesce a fare più e meglio di tante prediche. E poi c’è il catechismo, che padre Mendez mette al primo posto nei suoi impegni pastorali; ma anche l’apostolato della preghiera, l’adorazione perpetua, le Figlie di Maria, l’associazione degli Operai Guadalupani, la scuola parrocchiale cui si dedica anima e corpo, la cooperativa di consumo che ha fondato e le opere sociali che è riuscito a promuovere. Un prete così, quando nel 1926 scoppia la persecuzione del generale Calles contro la Chiesa, non può fare come i tanti altri che si nascondono o fuggono; difatti lui resta, per continuare a svolgere il suo ministero, pur con tutte le precauzioni del caso. Celebra messa alle prime luci dell’alba; di giorno gira in incognito di casa in casa per amministrare i sacramenti ai malati; di notte va nelle case a battezzare i neonati; in qualsiasi ora è disponibile per le confessioni. Anzi, proprio in questo ministero si rivela eccellente direttore di coscienze, quale solo può essere un prete che ha raggiunto una solida familiarità con Dio, anche attraverso il crogiolo della sofferenza. Sa di rischiare grosso e lo dice anche ai suoi collaboratori, con tanta serenità, commentando i fatti di sangue di quel periodo. La guerra “cristera”, infatti, si sta estendendo a macchia d’olio e anche a Valtierilla la situazione precipita: il 5 febbraio 1928 è il giorno scelto da un gruppo di cittadini per passare nelle file dei “cristeros” per contrastare la persecuzione religiosa, diventata ormai intollerabile. All’alba di quel giorno, mentre si stanno facendo i preparativi, in paese arrivano i soldati, probabilmente grazie ad una “soffiata”: si perquisiscono le case, vengono istituti posti di blocco e postazioni di avvistamento anche sul campanile, per stroncare sul nascere ogni sommossa. I primi spari nelle strade vengono avvertiti proprio mentre padre Mendez sta terminando la celebrazione della messa. La sua prima preoccupazione è nascondere la pisside con le ostie consacrate per evitare ogni profanazione, ma poi, pensando che in caso di irruzione nella stanza queste sarebbero state comunque a rischio, scavalca la finestra e scende in strada, sperando di raggiungere un posto più sicuro in cui nasconderle. I suoi movimenti vengono intercettati dal soldato posto di sentinella sul campanile che dà l’allarme e, in pochi istanti, si trova circondato da una decina di soldati. Lo scambiano per un cristiano qualunque che sta cercando riparo, ma alla loro richiesta esplicita risponde con fermezza di essere un sacerdote. Ottiene il permesso di consumare tutte le ostie della pisside, prima di essere trascinato in una strada secondaria, poco lontano dalla chiesa. Probabilmente pensano per lui ad una esecuzione sommaria, ma la pistola del capitano puntata alla sua tempia si inceppa, come anche per tre volte fanno cilecca le carabine dei soldati, commossi di fronte a tanta serenità coraggiosa. Sono scoccate da poco le sette del mattino, quando finalmente il suo corpo cade sotto il piombo dei fucili. Il cadavere viene trasportato sulla ferrovia con lo scopo di farlo travolgere dal primo treno in transito, probabilmente per inscenare una disgrazia o un suicidio, ma sono le mogli degli ufficiali a spostarlo in tempo e a dargli degna sepoltura. Padre Jesus Mendez Montoya viene riconosciuto come autentico martire della fede e come tale è stato beatificato il 22 novembre 1992; Govanni Paolo II° lo ha poi canonizzato il 21 maggio 2000.

Fonte/autore: Gianpiero Pettiti

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