Beato Enrico Suso (Susone), Domenicano
25 gennaio

Martirologio Romano:
Presso Costanza, in Germania, il beato Enrico Suso, sacerdote domenicano, il quale sopportò pazientemente sventure e infermità, scrisse "Il trattato dell’ eterna sapienza" predicò assiduamente il soavissimo nome di Gesù.

Uberlingen, Germania, 21 marzo 1295 - Ulm, 25 gennaio 1366

Il 16 aprile 1831 papa Gregorio XVI confermò con decreto, l'approvazione del culto del beato Enrico Suso (Seuse) da secoli considerato tale dall'Ordine Domenicano, da filosofi, teologi e dalla Chiesa tedesca.
Nacque il 21 marzo di un anno tra il 1293 e il 1303 a Costanza e secondo notizie pervenutaci del 1512, ebbe come padre il nobile von Berg commerciante, di sentimenti non religiosi e come madre una Seuse di Uberlingen donna piissima, Enrico prese il nome della madre.
A 13 anni entrò nel monastero dei domenicani di s. Nicola sull'isola di Costanza, dove perfezionò gli studi umanistici e seguì la vita regolare del monastero. A 18 anni ebbe una visione della Sapienza eterna di cui divenne fervente apostolo, fu chiamato per questo Amandus, cominciò così una vita d'intensa preghiera, penitenza e unione con Dio, volle incidersi sul petto il monogramma IHS quale segno di totale appartenenza a Cristo.
Studiò filosofia in vari conventi e teologia nella casa principale di Colonia dove ebbe occasione di ascoltare "le dolci dottrine del santo Maestro Eckhart". Venne coinvolto nel processo per eresia che fu intentato contro Eckhart, fondatore della mistica speculativa tedesca, e dovette discolparsi anche lui davanti ad un capitolo dell'Ordine Domenicano tenutosi ad Anversa nel 1327.
Nel 1330 lasciò le sue pesanti penitenze e l'isolamento e si dedicò allo scrivere e al ministero delle anime, rivelando la sua dottrina e le sue esperienze spirituali. Si spostò da Costanza alla Svizzera, alla Renania, all'Alsazia; e nel monastero delle domenicane di Toss, trovò in Elisabetta Stagel di Zurigo, una pia e saggia raccoglitrice dei suoi racconti e insegnamenti.
A seguito della lotta fra il papa avignonese Giovanni XXII e Lodovico il Bavaro, una parte dei domenicani lasciò Costanza e con essi Enrico Suso, era ancora esule quando nel 1343 imperversò la carestia e lui come priore dei frati esuli, dovette provvedere al necessario per tutti.
Nel 1348 rientrò a Costanza dove fu gravemente calunniato da una giovane donna, dovette trasferirsi in un altro convento e se pur gli fu riconosciuta la sua innocenza, non tornò più a Costanza. Dal 1348 a Ulma continuò il suo ministero delle anime, nel 1362-63 redasse l'Exemplar che contiene la gran parte dei suoi scritti in tedesco. Morì il 25 gennaio 1366.
Grande filosofo tedesco, fu il discepolo più fedele del Maestro Eckhart, è considerato il più amabile dei mistici germanici e forse di tutti i mistici, dote che corrispondeva al suo carattere, egli vuole essere compreso dal cuore, Enrico Suso dice che l'altissimo grado di vita spirituale consiste nell'unione con Dio in visione, amore e gaudio inesprimibile, e compendia così l'unica via che conduce a Dio: deporre la forma creata, formarsi con Cristo, trasformarsi in Dio.
Scrisse il "Libriccino della verità", il "Libriccino della Sapienza eterna", l'"Horologium sapientae", il "Libro delle lettere" con 11 epistole e altre opere ascetiche e religiose. Fu nei Paesi d'Oltrealpe l'autore più letto prima dell'avvento dell'"Imitazione di Cristo".
Il beato non fu sepolto nella comune fossa dei frati, ma deposto nella chiesa del convento di Ulma; fino al 1531 davanti alla sua tomba ardeva da secoli una lampada e una lapide attestava il culto a lui dedicato.
Tanti santi si sono a lui ispirati nella ricerca della spiritualità eletta; è rappresentato in tantissime opere d'arte di artisti insigni, una sua statua fa parte del gruppo della Madonna del Rosario col Bambino posto sul campanile della Suso-Kirche in Ulma.

Fonte/autore: Antonio Borrelli

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