Beato Giacomo l'Elemosiniere, Terziario
15 gennaio

Martirologio Romano:
A Chiusi, in Toscana, il beato Giacomo, detto l'Elemosiniere, il quale divenne l'avvocato dei poveri e degli oppressi.

Anche un vescovo può trasformarsi in assassino: questo succede (o, meglio, succedeva) quando il denaro acceca la mente e diventa l'unica dimensione di vita, non lasciando più spazio a nessun sentimento. Illustre vittima (forse non l'unica) di questo vescovo senza scrupoli fu Giacomo da Città della Pieve. Nonostante l'iconografia si ostini a rappresentarlo anziano, sicuramente è morto non ancora quarantenne, riuscendo a compiere nei brevi anni concessigli un'intensa attività caritativa. Nasce a Città della Pieve verso il 1270 e dei suoi primi anni poco o nulla si sa, se non che è abituale frequentatore della chiesa dei Servi di Maria, poco distante da casa sua. Ed è proprio qui che un giorno, alla proclamazione del vangelo secondo Luca nel quale Gesù ammonisce che "chi non rinunzia a tutto quello che possiede, non può essere mio discepolo", prende la decisione eroica di dedicarsi interamente ai poveri. Si tratta di una "vocazione" neppure tanto originale, dato che sono molti i santi (uno fra tutti, sant'Antonio Abate) di cui si racconta un simile episodio. Forzatura agiografica o non piuttosto capacità (smarritasi nel tempo) di ascoltare, lasciarsi interpellare e convertire dal Vangelo? Certamente la scelta di Giacomo non è improvvisata, per cui l'avvenimento, se realmente accaduto, non è che il coronamento di un lungo percorso, iniziato proprio in quella chiesa dei Serviti. Il giovane Giacomo a Siena si laurea brillantemente in giurisprudenza; ben presto diventa l'avvocato dei poveri, che assiste gratuitamente, assumendo tutte le cause che "non rendono" e che, a poco a poco, lo fanno schierare dalla parte dei diseredati e di quelli che non contano, per difenderli dai soprusi dei nobili e dei prepotenti. Tra questi ultimi si distingue il vescovo di Chiusi, per il quale l'attrazione delle ricchezze è sicuramente maggiore di ogni preoccupazione pastorale. Giacomo, convertito o illuminato da quel versetto evangelico, ha deciso di utilizzare tutti i suoi beni per ristrutturare una chiesa con attiguo edificio, da trasformare in ospizio. Qui accoglie, sfama, nutre, cura, fascia, assiste fino alla morte, poveri, anziani e senzatetto. Tutto, naturalmente, all'insegna della più completa gratuità e unicamente "per amor di Dio", attingendo per il necessario dai suoi beni di famiglia che ha donato all'ospizio e dalle elargizioni dei suoi concittadini. Che questo "tesoro dei poveri" acquisti ad un certo punto proporzioni significative ed allettanti lo possiamo desumere dal fatto che un bel giorno l'ingordo vescovo di Chiusi cerca di impadronirsene. Convinto che la carità debba andare a braccetto con la giustizia, Giacomo vuole impedire questa appropriazione indebita di beni che appartengono esclusivamente ai poveri: rispolvera così le sue conoscenze di giurisprudenza, ritorna per un momento avvocato e si appella alla curia romana, che gli dà ragione e lascia con un palmo di naso il rapace vescovo. Che però non si rassegna e, volendo vendicarsi per lo smacco subìto; invita Giacomo nel vescovado di Chiusi, con la scusa di riappacificarsi con lui, ma quando questi riprende la strada del ritorno verso Città della Pieve, lo fa assassinare da due sicari il 15 gennaio 1304. Il servitore e l'avvocato dei poveri è subito venerato come martire della giustizia e della carità, ma devono passare più di 5 secoli prima che la Chiesa, nel 1806, approvi il culto e riconosca il titolo di "beato" a Giacomo l'Elemosiniere.

Fonte/autore: Gianpiero Pettiti

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