Don Armando Berna

Don Armando Berna

La complessità della sua vita ci costringe a tinteggiare solo con alcuni cenni il suo itinerario pastorale, limitandoci ad elencare statisticamente i fatti salienti del suo apostolato.
Nasce a Venezia, ai Carmini, il 4 luglio 1904 da Angelo Berna e Stradiotto Maria.
Matura la sua vocazione di sacerdote insieme al suo amico Giuseppe Olivotti, futuro Vescovo Ausiliare di Venezia, coltivando sempre nel suo cuore un desiderio segreto: dedicarsi all'apostolato tra gli operai.
Giovane prete viene a spendere le sue energie all'ombra delle prime realtà industriali di Marghera e quando gli viene proposto di impegnarsi nella realtà della Rana (oggi Ca' Emiliani), vede in questa decisione la volontà di Dio che gli indica in quale campo realizzare la sua vocazione.
Viene a vivere in povertà, come sarà del resto tutta la sua vita, e si impegna subito in un'opera instancabile di aiuto alla sua gente (numerosissimi i posti di lavoro procurati, le case fatte costruire, i diritti difesi), ma allarga subito il suo apostolato alle fabbriche, avvicinando operai e datori di lavoro, portando la sua parola di prete, infuocata d'amore. E' il "Cappellano del lavoro" riconosciuto datutti.
Questo suo impegno lo porterà a solennizzare per primo il 1° Maggio come festa cristiana dei lavoratori.
Per la sua gente e per gli operai porta a termine in mezzo a molte difficoltà la grandiosa chiesa dedicata a Gesù Lavoratore che nella sua mente doveva diventare centro di spiritualità per tutto il mondo del lavoro.
Si può dire che si spegne il 27 febbraio 1978, dopo una lunga malattia, perché consumato dal lavoro; non si è mai risparmiato.
La sua figura di sacerdote, tutto rivolto all'apostolato, ancora oggi aleggia in questo mondo in grande trasformazione.
Marghera, oggi, non è più quella di don Armando Berna, ma anche in questa nuova realtà, la sua figura si staglia netta e capace di caratterizzare un amore donato senza risparmio.

Momenti salienti della sua vita

Primi contatti con il mondo della povertà

1936
Viene da Malcontenta a trovare gli "sfrattati" alla Rana e, alla domenica, vi celebra la S. Messa.
2 gennaio 1937
Don Armando Berna, già Cappellano a Malcontenta, entra in veste di "curato" alla Rana "Cappellania con sacerdote residente".
Si offre di vivere in una casetta di forati, assimilato agli abitanti del "Nuovo Villaggio" e, come riportato in una lettera datata 11 febbraio 1967: "condivide la sua parca mensa con gli operai e le povere coperte con i più bisognosi".
11 marzo 1937
Lettera del Podestà che si rivolge a don Armando Berna con l'appellativo di "Cappellano degli sfrattati".

Inizia la sua attività pastorale alla Rana

Giugno 1937
Fa avviare all'Istituto Veneto del Lavoro un corso giornaliero di meccanici per tutti i giovanetti, iniziativa condivisa dall'inng. Rossi e comm. Dall'Oro.
Svolge attività di recupero dei ragazzi con "doposcuola" e spazi per i giuochi.
Agosto 1937
Mons. Giuseppe Olivotti inaugura l'Asilo infantile parrocchiale e la scuola lavoro di sartoria e "impiraperle".
Con il sostegno del Podestà dott. M. Alverà, fa cambiare il nome della località da "Rana" a "Ca' Emiliani" (nel 4° centenario della morte di San Girolamo Miani, vulgo Emiliani, il grande santo veneziano, padre dei poveri e degli orfani).
Settembre 1937
Fa portare la luce elettrica in tutte le "casette" sostenuto in questo dall'ing. Sperti.
Ottobre 1937
Comincia l'apostolato fra i lavoratori della Sava col permesso del direttore dott. Koller, svizzero, di fede protestante. Cura l'assistenza religiosa e morale in tutte le fabbriche di Porto Marghera con la celebrazione di Ss. Messe a Pasqua e Natale in fabbrica con pellegrinaggi, gite, conferenze, incontri.

Prgetta la sua chiesa

15 novembre 1938
Lettera all'ing. Mainardi (stralcio):
"...proprio innanzi ai due suoi stabilimenti dovrà sorgere una bella Chiesa intitolata a Gesù Operaio (credo sia la prima chiesa in Europa innalzata al Divino Operaio di Nazzaret) e con un altare al glorioso San Marco; il luogo è vicinissimo alle nuove abitazioni che (così ho sentito) S.E. il conte Volpi farà costruire".
22 agosto 1939
Il Vice Podestà risponde che sarà tenuta in considerazione la richiesta di costruzione della chiesa di Ca' Emiliani.
25 settembre 1939
Don Berna scrive al Podestà di Venezia (stralcio):abr> "...indica in 1.100 il numero degli abitanti di cui prevede il triplicarsi in pochi anni. La chiesa sarà intitolata a Gesù Operaio, , appropriato e significativo titolo, prima chiesa in Italia e forse anche nel mondo con tale attraente e tanto opportuno nome, costruita proprio sulla strada statale dove a migliaia ogni giorno passano operai.
La chiesa: casa di Dio, centro della famiglia, focolare della Patria.
La chiesa: isola di pace sull'oceano del mondo, faro d'immortalità sul tempo che rumoreggia, legame d'oro che rassicura la pace e l'ordine nella società!
"
14 luglio 1940
Lettera di don Berna indirizzata al Fondo per il Culto, con la quale "chiede un contributo per l'erigenda Chiesa dedicata a Gesù Operaio (prima chiesa in Italia e forse nel mondo con un titolo sì altamente educativo per la gran massa dei lavoratori)".
22 luglio 1940
Il prof. architetto Angelo Scattolin redige un computo estimativo di spesa per la costruzione della chiesa di Ca' Emiliani per un totale di L. 1.350.000

I suoi interventi durante la guerra

1940
Col primo bombardamento su Liquigas (ora IROM), aiutato dal comune, portò un centinaio di bambini a Norcen (BL).
1944
Nonostante un Comando tedesco sia presente in Canonica, si adopera perché vengano sospesi i bombardamenti a tappeto su Porto Marghera (testi: Vian Armando di IROM, Semenzato Augusto di L.L.L., Pasqualetto di Vetrocoke).
10 ottobre 1945
A Coltano di Pisa c'è un campo di concentramento anglo-americano con oltre 30.000 prigionieri italiani catturati nell'ultimo periodo bellico. Con un permesso uttenuto a Roma, dopo aver perorato per giorni e giorni, con insistenza la causa presso le Autorità, gli viene concesso di riportare a casa, con un camion, una ventina di suoi parrocchiani (tra i quali Italo Cecchinato, Bepi Milani, Guido Silotto, Romeo Maguolo) ed altri di Mestre e Venezia, mentre al Vescovo di Pisa Mons. Vettori era stato vietato persino di entrare per portare conforto ai prigionieri.

Provvede a far costruire alloggi

1946
Ha ottenuto dal Ministro Fanfani 100 milioni per costruire le case difronte alla SAVA (nelle vie Minotto, Tecchio e Manara) e 37 milioni per le case di fianco alla chiesa.
24 aprile 1951
Lettera di riconoscimento del Prefetto di Venezia al Cappellano degli operai di Marghera per l'attività sociale.
1952
Vengono inaugurati dal Ministro Aldisio 24 appartamenti (in via don Orione, di fianco alla chiesa).

La costruzione della chiesa Gesù lavoratore

Nei primi anni 50 finalmente don Armando Berna vede concretizzare il suo progetto coltivato sin dal suo ingresso come curato nella zona di Ca' Emiliani nel lontano 1937.
molti lavoratori prestano la loro opera volontariamente nei lavori di preparazione del terreno che accoglierà la nuova chiesa difronte alle fabbriche.
L'impegno si conclude il 1° maggio 1954 alla presenza del Card. Angelo Roncalli, patriarca di Venezia e futuro Papa Giovanni XXIII, che apre la chiesa al culto con una solenne benedizione, davanti alla gran moltitudine di persone accorse per festeggiare l'avvenimento.
Il professor Tito ha eseguito la trilogia del lavoro e il professor Zotti Faetti la storia del lavoro.
Molte volte si commenta negativamente questa fabbrica, considerata di dimensioni esagerate, ma se si risale agli anni '50, quando fu iniziata la costruzione, si riscontra che:

  1. il territorio della Parrocchia comprendeva anche quello sul quale attualmente si estende la Parrocchia di San Pio X.
  2. la popolazione era di circa 7.500 abitanti.
    Contrariamente alle previsioni, poi, gli abitanti diminuiscono di numero tanto che nel 1975 sono circa 5.000, nel 1985 sono circa 3.500, nel 1992 sono 2.450 e nel 1995 sono 2.300.

La Cripta

Il 1° maggio 1955, esattamente un anno dopo l'apertura al culto della chiesa, viene inaugurata la cripta ai Caduti sul Lavoro, costante pensiero di don Armando Berna per ricordare coloro che soccombono nell'adempimento del proprio dovere.

1° Maggio - Festa Cristiana del Lavoro

Per don Armando Berna il "lavoro" dell'uomo, in ogni sua espressione, rappresenta motivo di partecipazione e di intuizione della presenza di Dio.
Con questo spirito di elevazione a Dio delle fatiche umane, ha infuso profondi significati cristiani alla Festa del 1° Maggio ricorrenza che solennizza con l'inaugurazione della chiesa "Gesù Lavoratore" il 1 maggio 1954.
A partire da questa prima volta, ogni anno viene celebrata la manifestazione che acquista valore per la presenza dei moltissimi lavoratori occupati nelle attività della zona industriale e delle Autorità diocesane e civili, sia locali che, molto spesso, nazionali.

Rogazioni e processioni

Ad ogni scadenza liturgica don Armando Berna si attiva, sempre fervorosamente, per realizzare in particolare le Rogazioni (benedizione delle campagne del Bottenigo, della Colombara e di via della Fonte) di mattina presto.

Il sacerdote attraversa i campi benedicendo le colture, seguito dai contadini che, a protezione delle intemperie metereologiche del tempo, predispongono croci di legno sui confini del proprio campo.
Nella ricorrenza del Venerdì Santo e del Corpus Domini, la partecipazione dei parrocchiani è sempre molto numerosa, nel seguire don Armando Berna in processione per le strade della Parrocchia, sin dal tempo della "curazia" (N.S.: la giurisdizione propria del curato).
La popolazione accoglie il passaggio della processione allestendo addobbi ed archi con fiori, piante e drappi.
In occasione dell'arrivo a Venezia della Madonna Pellegrina, con la Statua percorre tutta la zona industriale con soste nelle maggiori fabbriche per le preghiere alla Vergine.

Monumento alla Madonna di Fatima

1957
Per la devozione che don Armando Berna ha sempre rivolto alla Madre di Dio, fa erigere il monumento alla Madonna di Fatima (davanti alla chiesa) che inaugura nella ricorrenza del 50° anniversario della fondazione di Porto Marghera il 1° maggio 1957.
Sul retro di una fotografia, c'è l'annotazione apposta di pugno dal Parroco don Armando Berna:
"La statua Madonna di Fatima opera dello scultore prof. G. Romanelli posta di fianco alla chiesa Gesù Lavoratore come invito agli operai di avvicinarsi a Cristo, Amico inseparabile della classe lavoratrice, e come pegno certissimo della sua materna protezione".

La sua opera nelle fabbriche

Ottobre 1959
Lettera al Cardinale Urbani (stralcio):
"Prima, durante e dopo la guerra don Armando Berna va almeno ogni mese, in bicicletta, negli Stabilimenti a tenere un buon discorso religioso-morale, favorevolmente ascoltato".
10 febbraio 1967
Verbale della riunione al Centro Cappellani del Lavoro (per la celebrazione del Cinquantenario della nascita di Porto Marghera), presieduta da Sua Eccellenza il Card. Patrarca, presente il Comm. Ezio Giglioli, prosindaco per la terraferma.
11 febbraio 1967
Pergamena-omaggio di riconoscenza del mondo del lavoro al Cav. Sac. don Armando Berna:
"dopo 30 anni di vita in mezzo ai lavoratori, povero tra i poveri, agognante solo il bene spirituale, morale, civile e materiale di noi poveri".
Del titolo di Cavaliere del Lavoro non risulta si sia mai fregiato.
19 marzo 1973
Sono 35 anni di pastorale del lavoro del Cappellano degli operai Cav. don Armando Berna.
Don Bruno Berton firma la lettera dei festeggiamenti per conto del Comitato Promotore.

Malattia e morte

1974
Don Armando Berna si ammala e viene ricoverato all'Ospedale Ss. Giovanni e Paolo di Venezia, per non ritornare più alla sua Parrocchia, dopo 37 anni di permanenza e di intenso lavoro.
1978
Muore a Venezia all'età di 74 anni, il 27 febbraio 1978, notissima figura del mondo del lavoro, impegnato nella lotta alla miseria e all'emarginazione:
- dopo aver assistito con fraterno amore francescano la povera gente che viveva nelle baracche di Ca' Emiliani; - il primo Cappellano del Lavoro di Porto Marghera, padre spirituale delle migliaia di lavoratori di questo importante polo industriale italiano.

La sua vita ha percorso tutti i momenti della crescita dell'industrializzazione della zona. Dal sorgere delle fabbriche alle contraddizioni tra fabbrica e mondo agricolo, in mezzo alla gente che lavorava tra le difficoltà di ogni giorno, tra gli scioperi, le agitazioni.
Il suo impegno sociale e il suo temperamento forte hanno caratterizzato la sua esistenza trascorsa nei tanti progetti, sia spirituali, perché sacerdote, sia concreti per migliorare la vita in mezzo agli insediamenti industriali, al mondo delle fabbriche, delle ciminiere, della fatica di ogni giorno nella Marghera delle industrie, delle cisterne, dei capannoni.
La S. Messa per don Armando Berna, il primo prete degli operai di Porto Marghera, è stata celebrata dal Vicario Generale del Patriarca Albino Luciani e dai Parroci di Marghera e svariati Sacerdoti Salesiani.
Suo desiderio: essere sepolto nella cripta della chiesa Gesù Lavoratore.

Fonte: Una comunità, il lavoro, la fede - 1996, Stamperia comunale

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