La legge al Senato: Biotestamento

10 Dicembre 2017

La legge sulle «Disposizioni anticipate di trattamento» (Dat), detta anche sul «biotestamento» o il «fine vita», è da mercoledì 6 dicembre all’esame dell’aula del Senato. L’assoluta delicatezza della materia richiederebbe da parte di chi deve decidere e dell’opinione pubblica conoscenza vera del merito del provvedimento, della terminologia, delle implicazioni giuridiche, mediche, etiche. Vi proponiamo le prime delle 10 domande in attesa di una risposta convincente:

1. Nutrizione: terapia o sostegno?
La questione che la legge risolve con apparente sicurezza («sono considerati trattamenti sanitari la nutrizione artificiale e l’idratazione artificiale») vede in realtà divisa la comunità scientifica. Il solo fatto che si debba ricorrere a una cannula con accesso diretto al corpo del paziente non più in grado di mangiare e bere da solo non trasforma la natura dei nutrienti.

2. Volontà vincolanti?
La questione drammatica è se il paziente va assecondato in qualunque richiesta, inclusa la volontà di farla finita ritenendo non più sostenibile la sua condizione. Sarebbe la resa dello Stato, che rinuncia ad assistere, e dei medici, obbligati a voltare la testa.

3. E il divieto di eutanasia?
I fautori della legge obiettano che la legge non parla di eutanasia, né autorizza in alcun modo a dare o accelerare la morte del paziente. Ma allora, perché non vietare esplicitamente qualunque pratica eutanasica? Basterebbe un semplicissimo comma.

4. Perché sospendere il Codice?
Ad alimentare le ambiguità (e sospetti di voler lasciare socchiusa la porta per future pratiche inaccettabili) c’è il passaggio in cui il medico viene sollevato da ogni conseguenza civile e penale per atti che gli sono richiesti (o che omette) su richiesta del paziente o del suo fiduciario. Perché questa "zona franca"?

5. Perché non c’è l’obiezione?
Sarebbe naturale se, giunti a questo punto, il testo riconoscesse esplicitamente il diritto all'obiezione di coscienza per i medici che non intendano cooperare ad atti contrari alle loro convinzioni. Ma la legge sul punto si limita genericamente a esentare il medico da «obblighi professionali».

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